Ciao
Clicca sull'immagine per accedere a "Franz-blog .2"
I motivi del trasferimento sono raccontati nel post precedente ("Metamorfosi").
Questo blog rimarrà comunque aperto per visite e commenti.
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Immagine tratta da:
http://filmup.leonardo.it/posters/locp/et.htm
Metamorfosi

Era il 30 luglio 2006: sono passati due anni e quasi sette mesi dal primo post effettivo, dopo quello di prova pubblicato il giorno precedente, che sancì la nascita del Franz-blog.
Dopo oltre trecentotrenta post pubblicati in tutto questo tempo, siamo oggi arrivati all'ultimo, anzi al penultimo.
Visto che l'affermazione è piuttosto forte, urge delimitarla: sto parlando solo di questa prima versione, questa sulla piattaforma Leonardo, e con questa veste grafica, consolidata da molto tempo dopo diversi ritocchi che operai nei primi mesi; questa prima versione che si è sempre mantenuta fedele alla "dichiarazione di intenti" in quel primo post.
Il mio diario telematico non muore; si rinnova soltanto: sta per nascere "Franz-blog .2", su un'altra piattaforma e con un nuovo look.
Chiunque in questi giorni (come troppo spesso anche in passato) abbia penato lungamente per riuscire a scrivere o anche solo a leggere su queste pagine, o su qualsiasi altro blog della piattaforma, può ben capire la ragione del trasloco: ho definitivamente perso la fiducia nei confronti di essa.
E avrei attuato già questa intenzione da molto tempo se non mi avesse trattenuto, oltre all'inevitabile disguido nei confronti dei lettori più o meno abituali, il rapporto di fiducia nei confronti della redazione, in particolare nella persona di Lino, di cui ho avvertito sempre la stima e la collaborazione.
Più di una volta la vita di questo e degli altri blog è stata tormentata da disguidi tecnici, che però erano un tempo compensati da una tangibile passione, direi, nel senso più nobile, "artigianale", che si avvertiva nello staff tecnico e redazionale, da tempo venuta meno (parlo ovviamente del solo ambito della 'blogosfera'), penso per politiche aziendali di carattere commerciale, che privilegiano altri aspetti del portale 'Leonardo'.
E così, le difficoltà di questi ultimi giorni sono servite a darmi la determinazione a compiere questo passaggio.
Ho sfruttato il mio turno di riposo, ieri, per lavorare molte ore alla predisposizione del nuovo blog, che è quasi pronto per l'inaugurazione. Come ho scritto sopra, questo è il penultimo post; il prossimo, che conto di pubblicare molto presto, conterrà il link a "Franz-blog .2". Chi accede tramite l'indirizzo http://www.franz-blog.it sarà automaticamente convogliato sul nuovo sito.
Negli ultimi post ho affrontato spesso i concetti di inizio e di rinnovamento.
Sono questi, oltre a una certa frenesia tecnico-realizzativa, i sentimenti che mi accompagnano in questo piccolo ma significativo passaggio.
Una rapida occhiata indietro, però, è corretto e vale la pena darla.
Giusto per meravigliarmi di quanta rilevanza abbia assunto nella mia vita personale questo diario, di gran lunga al di là di ogni "dichiarazione di intenti".
E giusto per considerare quanti cambiamenti siano sopraggiunti nella realtà, su cui sentivo l'urgenza di dire la mia: un aggravarsi dell'allarme ecologico planetario, insieme anche ad un notevole (ma ancora insufficiente) diffondersi della coscienza collettiva intorno a questi temi; ma anche un tracollo, che non avrei mai potuto immaginare, delle condizioni di degrado politico, sociale, etico del nostro Paese.
Tutto ciò mi dà ancora maggiore impulso a continuare nella mia attività di blogger: è una piccola cosa, ma forse è quella che mi può riuscire meglio di altre per reagire costruttivamente nei confronti di queste drammatiche realtà.
E infine, col cuore un po' intenerito, l'ultima occhiata indietro la voglio dare, oltre al già citato Lino della redazione, a tutte le amiche e gli amici che hanno collaborato con i loro commenti, o anche solo con il loro interesse. Tante e tanti li ho persi per strada, per ragioni diverse, molti anche recentemente; altri li ho trovati da poco e altri ancora, spero, li troverò.
A tutti quanti un grazie, tanto sincero e profondo.
A prestissimo !
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Immagine tratta da:
http://www.infattoria-ciaociao.biz/prato/farfalla/htm/curiosita_farfalle.htm
Residenza dei Gigli

Ci trattano bene, qui, sono tutti, come dire, signorili: garbo, professionalità.
Quando possono rispondono con cura alle nostre domande curiose, anche al di fuori dei colloqui personali. Si fanno chiamare operatori, e indossano dei camici bianchi, ma di un'eleganza tale nel taglio, nel perfetto adattamento alla corporatura di ciascuno, nelle linee sartoriali che uniscono, alla praticità e al dinamismo, delle geometrie arditamente moderne, da non ricordare affatto ambienti ospedalieri.
Ricordare, già.
Sembrerebbe lo scopo del nostro ritrovarci qui, fra queste pareti bianche e pulite, fra queste ampie vetrate che danno sui giardini intorno, sulla più lontana campagna e sulle colline all'orizzonte, dove viviamo l'avvicendarsi delle stagioni come il principale degli eventi.
E' il tempo delle prime fioriture. Quanta attenzione dedichiamo ogni giorno a contemplarle, quasi a collaborare, con tutta la nostra attenzione ed amore, al loro straordinario manifestarsi; a gioire per una giornata limpida che carica fantasticamente tutti i colori, là fuori, o per una pioggia benedetta che irrora i giardini e i campi come se dissetasse i nostri corpi riconoscenti, o a temere la grandine quando nuvoloni grigi e viola offuscano e intristicono questi ormai tanto consueti paesaggi.
E' strano, nessuno mi fa fretta, sembra che proprio non interessi quanto recupererò del mio passato, e in quanto tempo; sembrerebbero più attenti agli oggetti, a che cosa, vado spontaneamente recuperando sotto la loro guida.
Mi hanno detto che facevo il tassista, che preferivo lavorare di sera e di notte, che strano.
E che, come è capitato a tutti noi, e a tantissimi altri, l'amnesia mi colpì gradualmente. Che quando i clienti mi indicavano la destinazione, sempre più spesso avvertivo un improvviso imbarazzo ed ero costretto a dire: "Scusi non mi ricordo più le strade, forse è meglio se si accomoda nell'auto del mio collega qui dietro."
Siamo uomini e donne, di tutte le età; anche noi indossiamo quasi sempre camici bianchi, più semplici di quelli degli operatori; il clima fra noi è sempre molto disteso e collaborativo.
Ci sono diverse donne, anche attraenti, più o meno giovani, ma nessuno avverte la minima voglia di andare al di là di un rapporto di garbato cameratismo, tutt'al più di un po' di simpatia talora corrisposta.
E forse la persona con cui ho legato di più è un'anziana occhialuta, che mi ha colpito per il suo modo di esprimersi schietto e insieme, direi, un po' austero. Ogni tanto ti spiazza con delle battute di spirito fulminee e un po' taglienti, senza mai cadere nella volgarità.
Ciascuno di noi ha diritto, per un'ora alla settimana, di scegliere il tipo e il volume della musica nella sala dove condividiamo il relax pomeridiano. Vidi storcere il naso alla mia anziana amica, quando, in occasione del mio turno, si rivelò tutt'altro che sorda; peraltro avevo impostato il volume piuttosto forte: volevo apprezzare ogni strumento, ma soprattutto quei bassi che mi facevano vibrare il petto e il cuore, al ritmo in levare di una sequenza di brani reggae. Lei sopportò pazientemente quella piccola tortura e si limitò a dire: "Giammai Giamaica !", lasciandomi sorpreso per la precisione geografica del suo ricordo musicale. Forse non meditò neanche la vendetta; o comunque tale non fu certamente per me l'ascolto di uno splendido concerto per pianoforte ed orchestra di Beethoven scelto da lei quando fu il suo turno un paio di giorni dopo.
Gran parte dei ricordi che si sono ricomposti nella mia memoria appartengono agli anni del liceo, e non sono piacevoli.
In particolare in questi giorni mi tormenta l'immagine della prof di matematica. Cinque anni di sottile persecuzione, e non dovuti a mia incapacità o scarso impegno; al contrario, credo che mostrassi un'attitudine e una passione per la materia davvero insolite in uno studente del classico. Ma lei, chissà, si era messa in testa di dover estirpare dal mio animo il germe della superbia, benchè proprio del tutto estraneo alla mia indole.
L'ultimo anno, la dispensa predisposta per la maturità mi sembrava così facile, che preferivo studiare altre materie e rimandare agli ultimi giorni la preparazione della matematica. E la prof, che non era stupida e aveva subodorato, mi chiamò alla lavagna per un'interrogazione a sorpresa, in cui feci scena muta, e mi rimandò al posto coprendomi di improperi.
Uno degli operatori quasi tutti i giorni ci dà lezioni di computer. Mi hanno detto che prima di essere colpito dall'amnesia passavo abitualmente tantissime ore collegato alla Rete; e in effetti sto recuperando molto in fretta le vecchie conoscenze tecniche.
Qui al primo piano, nella biblioteca dalle luci un po' sfumate, mentre scrivo queste note, non si sente che il ticchettio dei tasti dei pochi ospiti che si esercitano. La sorveglianza è discreta ma molto attenta: la connessione alla Rete è inibita e può avvenire solo dietro specifica richiesta e sotto la guida di un operatore.
Fra poco, comunque, dovrò interrompere: sono quasi le sei e mezza, l'ora di cena.
Mangiare vegetariano, anzi quasi sempre vegano, come ci consigliano, non mi è di alcuna difficoltà, anzi ho imparato ad apprezzare molto il sapore dei legumi, dei cereali, delle verdure di stagione, provenienti da una vicina agricoltura biologica.
E dopo cena mi aspetta, come da alcune sere in qua, la mia nuova riscoperta passione, che ho la fortuna di condividere con un silenzioso giovane barbuto: il gioco degli scacchi.
Ho già letto, negli ultimi giorni, tutti i libri in materia presenti in biblioteca.
Stasera toccherà a me il bianco, e cercherò di impostare la partita con l'apertura inglese.
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Immagine tratta dal sito:
http://www.scarselli.it/PProfFerro.htm
Non ci resta che dormire

Una fettona di tiramisù, divorata a fine cena in compagnia di due amici nella nostra vecchia pizzeria 'amalfitana' da Emilia e Gianni, mi aveva fatto poi rigirare nel letto più di qualche volta, prima di essere domata.
E alle dieci di mattina me ne stavo probabilmente ronfando a bocca aperta, in piena fase di recupero, quando gli squilli del telefono fisso mi hanno fatto saltar giù d'improvviso.
"E' l'ufficio taxi, guardi che la sua istanza per il rimborso annuale delle accise è pronta, passi appena può."
"Va bene grazie" devo aver bofonchiato con la voce impastata.
Fuori discussione l'idea di alzarmi, mi corico nuovamente e cerco di rilassarmi finchè con pazienza riesco a riprendere il discorso interrotto.
Anche se mi costa rimandare di un altro giorno l'allenamento di corsa che avevo in programma, la scelta è felice: al risveglio successivo, molto più tardi, la sensazione di riposo e il piacere di indugiare sotto le coperte costituiranno forse il momento migliore della giornata.
E' inutile fingere di affrontare la vita con entusiasmo nei periodi in cui ti sembra quasi impossibile poter vivere ancora esperienze nuove, nuovi inizi, come scrivevo un paio di volte fa.
In cui no, non ti senti vecchio, ma tuttavia continui a guardarti indietro, sbigottito dalla quantità di esistenze che hai già vissuto, e a sentirti un po' schiacciato dal loro peso e dalla loro apparente inutilità, come se la vita fosse un lunghissimo apprendistato finalizzato al nulla.
Sono ricomparsi, ultimamente, dei fantasmi, e sono incredibilmente vivi, quasi tangibili.
Provengono dagli anni del liceo, e a rievocarli è stato il ritrovamento, grazie ad uno di quegli strani miracoli di internet, del mio più caro compagno di scuola, con cui ho già scambiato in queste settimane un paio di lunghe email.
Avevo perso i contatti con lui da allora: uscito da quel liceo avevo preferito fare tabula rasa.
E per fortuna non è stato l'incontro tardivo fra due persone smorte, malinconicamente nostalgiche: ovvio che ci siamo raccontati brevemente di tutti questi lunghi anni intercorsi, ovvio qualche richiamo ai tempi di allora, ma l'impressione è di due uomini entrambi ancorati abbastanza saldamente e dinamicamente al presente, a questo presente, centomila anni dopo.
Ciononostante, la forza di quei ricordi, anche solo nel percorrere col mio taxi una strada, per qualche motivo evocativa di quei tempi, si rivela terribilmente viva dentro di me, dentro la mia costituzione che evidentemente tanto dipende proprio da quei difficili e lontanissimi anni.
E mi verrebbe quasi da dialogare con quello che ero allora, quel ragazzo sensibile, e insicuro, e complessato, e sgraziato.
E dirgli: "Lo vedi, ho fatto tanta strada, tanta faticosa strada, e ho trovato il mio equilibrio, anche una mia felice realizzazione, e ho saputo far tesoro degli errori. Eppure son qui, a volte quasi come un cane bastonato ed umiliato, a fare i conti con le occasioni, le energie, gli anni che mi restano, senza più il conforto di quella dogmatica fede religiosa di allora, in un mondo di cui avverto molto di più le contraddizioni e gli allarmi, e in una nazione governata da una banda di delinquenti arroganti e sconsiderati che stanno rapidamente sgretolando, nell'apparente indifferenza generale, i fondamenti di una convivenza regolata e democratica."
E gli farei ascoltare l'ultima barzelletta raccontata pubblicamente dal nostro capo del governo, quella sugli aerei che buttavano in mare i dissidenti argentini.
E piangerei con lui, a lungo, molte calde lacrime.
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Invito a sottoscrivere la "Richiesta di scuse formali del Governo italiano ai familiari delle vittime della dittatura argentina" (clicca qui).
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Immagine tratta da:
http://lnx.micimiao.it/galleria/img693.htm
Soltanto un po' di ballotta

Nella lunga notte del sabato le corse si susseguono senza soste.
Quest'ultimo sabato, poi, ai consueti spostamenti di gruppi di ragazzi fra un locale e l'altro si è aggiunta la festa di San Valentino, sul cui consumistico altare molte coppie hanno deciso di andare a cena fuori.
Alle tre e un quarto, comunque, queste ultime son già tutte rincasate, immagino a "consumare" il più standardizzato e comandato dei rapporti sessuali prima di prendere sonno; restano in giro solo giovani bramosi di divertimento, trasgressione, sballo; più o meno trasfigurati, quasi sempre, da innumerevoli tipi di alcoolici e di droghe.
Sono stanco e ho in corpo la tensione di diverse ore di guida; lascio il terminale radiotaxi acceso per un'ultima chiamata prima di prendere la via di casa.
"La Salara". L'antico magazzino del sale della città con il porto fluviale sul "canale navile" di Reno, entrambi valorizzati da un recente restauro, sono angoli particolarmente suggestivi, con i loro ampi spazi aperti sapientemente illuminati.
Strano che la Salara sia stata destinata ad un uso così disimpegnato: un circolo, che principalmente è un grande bar-discoteca, in alcune altre sere della settimana dedicato alla clientela omo e transessuale.
Il sabato notte è frequentato da giovani dall'aspetto piuttosto vario, ma sempre tendenzialmente sul trasgressivo.
Al di qua della colonna di auto parcheggiate selvaggiamente lungo la strada scorgo due sole persone, due ragazze molto giovani.
"Ho una chiamata a nome F., siete voi ?", ma non faccio in tempo a finire la frase che, dopo un'occhiata alla mia sigla sulla fiancata, gridano tutte felici: "Firenze-1, Firenze-1 !" e salgono, una dopo l'altra. La scollatura della seconda, in barba alla temperatura vicina allo zero, lascia scoperta un'abbondante porzione di seno.
"Dove vi porto ?"
"A San Giovanni in Persiceto !"
Poi, come in un coro da stadio, sulle note di 'Guantanamera', una intona con voce squillante, e l'altra le fa coro:
"A San Giovanni !
andiamo a San Giovanni !
a San Giovaan-ni
andiamo a San Giovaan-ni !"
Avrei preferito finire la mia giornata con una corsa più breve, ma, lungo la Persicetana libera dal traffico, me la caverò in una mezz'ora.
"Me la lasci fumare una paglia ?" mi fa quella scollata.
"No, abbi pazienza, ci ho anche la tosse."
Si rassegna un po' a malincuore, poi, con un repentino cambio di umore confida piagnucolando all'amica di aver passato tutta la serata in attesa di vedere arrivare il suo vagheggiato M.
Ma lo sfogo viene interrotto dal telefonino dell'altra.
"Ciao, sono in taxi con S., stiamo venendo da te a San Giovanni."
La scollacciata deve percepire un tentennamento, se non un disappunto, e, senza farsi passare l'apparecchio, grida:
"Allora me ne vado a casa, volevo solo venire a fare un po' di ballotta, vaffanculo."
L'altra, finita la telefonata, cerca con tutte le maniere di ricucire.
"No, me ne vado a Sant'Agata, me ne vado a letto, non vedo l'ora di andarmene a letto. Volevo solo fare un po' di ballotta, due stronzate, due risate, cosa crede ?"
"Ma dai, devi capire che è due notti che non dorme, è solo rintronato, ma non è successo niente, non è successo niente, tu vieni con noi."
"E allora devi dirgli che si droghi di meno."
"Ah, questa è una novità, lo so, io che deve drogarsi di meno."
La schermaglia continua a lungo. Poi un felice caso, nelle sembianze di una canzone di Samuele Bersani trasmessa dalla mia radio, riporta il buon umore fra le due amiche, che si mettono a cantare a squarciagola, anticipando leggermente il ritmo originario del cantante, surclassato dalle loro voci squillanti, di bambine cresciute:
"Potrei ma non voglio
fidarmi di te
io non ti conosco
e in fondo non c'è
in quello che dici
qualcosa che pensi
sei solo la copia
di mille riassunti..."
Un po' più tardi, riprese le schermaglie "Vado a Sant'Agata" "No, resti con noi a San Giovanni", l'altro torna a chiamare.
Questa volta è lui l'offeso.
"Ma no, non ti ha mandato a fanculo, era solo un'esclamazione, adesso arriviamo tutt'e due."
"No, non ho mandato a fanculo nessuno", urla fuori campo la scollata.
"Comunque me ne vado a letto, chissà cosa diranno i miei che alle tre e mezza di sabato già mi vedono tornare a casa."
"No, dai, ti fermi con noi."
Faccio in cuor mio il tifo per la pace, non ho nessuna voglia di proseguire fino a Sant'Agata Bolognese il già abbastanza lungo percorso.
E pian pian piano mi sembra che l'abilità diplomatica dell'amica abbia successo.
Gli sbalzi d'umore si susseguono in maniera impressionante.
Ora, per festeggiare la ritrovata armonia, l'amica le propone una pasticca di acido.
"Ma no, lunedì ho le analisi delle orine, devo pisciare."
"Ma cosa vuoi che sia, prendila, fai in tempo a smaltirla."
"No, ho le analisi", e intona, sempre sullo stesso motivetto da stadio, e l'altra le fa il coro:
"Devo pisciare !
domani devo pisciare !
devo pisciaa-re
domani devo pisciaa-re !"
L'amico le sta aspettando dentro una Golf scura, nei pressi della stazione di San Giovanni in Persiceto.
"Ecco, scendiamo tutt'e due. Quant'è ?"
Mi pagano, mi salutano e vanno; le vedo salire sull'altra auto.
Sono le tre e quaranta.
Solo gli autovelox lungo la Persicetana riescono a rallentare la mia volata di ritorno verso casa.
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p.s.: penso si capisca dal contesto, comunque "ballotta" è un termine gergale, di derivazione dialettale, che indica compagnia allegra e chiassosa.
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Immagini tratte da:
http://www.cassero.it/moma/gallery.php?galleria=22&pagina=1
La notte dell'Oscar

Da un paio di giorni, come cantava Paolo Conte, 'si va che è un incanto': sostituzione degli ammortizzatori posteriori, della cinghia di distribuzione, delle pastiglie dei freni, delle spazzole e del liquido tergicristallo e tergilunotto, controllo pressione gomme, cambio di una lampadina bruciata, oltre all'olio e a tutto il resto del tagliando.
Aggiungi una bella lavata alla carrozzeria, un po' di pulizia all'interno, proprio sul finire della lunga stagione delle piogge (o comunque in un periodo di tregua e di giornate limpide), e il gioco è fatto: si può riprendere a correre sul selciato sconnesso, da quarto mondo, delle vie principali del centro, senza pensieri, col vento in poppa e un senso di rinascita.
'Piacer figlio d'affanno', ripete fra sè il tassista, memore della massima del sommo poeta marchigiano.
Perchè la vita è fatta di inizi, santo cielo quanti ne ho già vissuti, un vero sproposito, dai remoti tempi del mio esordio di neonato ad oggi.
E mantenersi vivi non è altro che andare incontro, ancora una volta, a un ennesimo, nuovo inizio.
Febbraio, l'ho già scritto, è un mese difficile, critico, porta con sè le prime doglie del parto; è per questo che la ritualità profana e popolare elesse questo periodo per la festa propiziatoria più importante, il carnevale.
Conflitto di vita e di morte, mai come in questo periodo alla ribalta della cronaca.
Chi con la scusa della salvaguardia della vita cerca di dare un colpo mortale al sistema democratico.
E chi accetta di ergersi paladino della Costituzione, di dare nuova vita, un nuovo inizio, alla convivenza basata su regole civili, laiche e condivise, frutto, oltre sessant'anni fa, di appassionata ricerca e dibattito.
Se il giovanotto ottantenne nostro capo di stato si è finalmente deciso a non difendere l'indifendibile, altri due giovanotti hanno scelto proprio in questi giorni di mantenersi splendidamente vivi, di andare personalmente incontro ad una loro propria iniziativa, dunque ad un nuovo inizio.

Di uno ho parlato nell'ultimo post.
E' un sessantacinquenne piemontese, presidente emerito della Corte Costituzionale.
Si chiama Gustavo Zagrebelsky, e ha posto la prima firma ad un appello che in pochi giorni ne ha collezionate quasi altre duecentomila.
Ho già ricordato, e torno volentieri a farlo, la sua acuta analisi sull'attuale regime di governo e una bella intervista sullo stesso argomento, alla fine della quale dichiara gli intenti della sua iniziativa:
"E' uno sfogo liberatorio, innanzitutto: devo dire a qualcuno che non sono d'accordo. E' poi un autorappresentarsi non come singoli, ma come comunità di persone. Il terzo obiettivo è rendersi consapevoli, voler guardare le cose non in dettagli separati, è un volersi raffigurare un quadro. A volte abbiamo la tendenza a evitare di guardare le cose nel loro insieme. E' quasi un istinto di sopravvivenza distogliere lo sguardo dalla disgrazia che ci può capitare. L'appello prende posizione. Si accontenta di questo."

Poi c'è un altro giovanotto, pure piemontese, di novant'anni suonati.
Si chiama Oscar Luigi Scalfaro. La sua storia politica, e non solo, di cattolico democristiano, ha più di una pagina che può lasciare molto perplessi.
Ma ieri, questo signore, sfidando le folate di vento gelido che soffiavano sulla romana Piazza dei Santi Apostoli, ha infiammato il popolo del Partito Democratico con un'appassionata difesa di quella carta costituzionale di cui è uno dei pochi artefici ancora in vita.
Nonchè del potere 'super partes' della presidenza della Repubblica e, proprio lui, della laicità dello stato, insegnatagli addirittura "dai preti", come ha detto in un passaggio del suo discorso. (Per il video dell'intero intervento, clicca qui.)
I serivizi giornalistici di Radio Popolare hanno continuato a più riprese, attraverso la mia autoradio, a diffonderne alcuni passaggi, con la sua voce un po' tremula, interrotta dalle ovazioni dei presenti; non facevo niente per filtrarla, mentre avvertivo nei miei passeggeri, di volta in volta, compiacimento o fastidio.
Alla vigilia di uno sciopero nazionale, forse la notte di Oscar, del giovane Oscar Luigi, stava segnando, per tutti noi, un nuovo inizio.
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Immagini tratte da:
http://www.altfg.com/blog/awards/oscar-2008-academy-awards-2008/
http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/diritti/visualizza_asset.html_936132320.html
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/appello-liberta-giustizia/manifestazione-scalfaro/manifestazione-scalfaro.html
Propagare la luce

Poche ore fa si è spenta una vita, una come tante, eppure segnata da un destino semplicemente atroce.
Eluana, e suo padre, non avrebbero mai voluto le luci della ribalta. Di una simile ribalta. Di un tale infernale carosello di avidità, cinismo, tirannia.
In questi giorni un'altra vita, una come tante, che di celebrità si è invece ipernutrita, eppure artefice di un destino tetro per tutta la nazione, sta spegnendo la democrazia, a coronamento di un cammino, anzi di uno "scivolamento durato diciannove anni", come ci ricorda Giulietto Chiesa nel suo breve articolo intitolato "La terza Repubblica eversiva":
"(...) questo è il punto terminale di uno scivolamento durato 19 anni. Con questo figuro, eversore e piduista fin dai suoi primi vagiti politici, la sinistra ha dialogato, accreditandolo come un interlocutore. Adesso dovrebbe essere chiaro che si è introdotto nel corpo democratico del paese un cavallo di Troia che con la nostra democrazia non aveva intenzione di convivere.
Vorremo sperare che questa prova decisiva aiuti tutti a capire che chiunque dialoghi con l'eversione diventa complice di essa."
Chiunque, invece, ami la luce della verità, in quest'ora terribilmente cupa, avrà piacere nell'ascoltare o leggere le considerazioni che ieri Marco Travaglio, con la sua consueta lucidità, e con un titolo del tutto simile a quello di Chiesa ("La terza repubblica di Berlusconi"), ha dedicato alle diaboliche strategie del caimano, dello sciacallo. Le può ritrovare qui.
E, allo stesso modo, come consiglia l'amica Rita, avrà piacere di sottoscrivere l'articolato appello di "Libertà e giustizia", che, primi firmatari alcuni nomi di spicco della cultura (e grazie anche alla visibilità offertagli da "La Repubblica"), sta ottenendo molte migliaia di adesioni.
Voglia, necessità di piazza.
Reagire. Ogni volta, sistematicamente, non ci resta che questo.
Senza indugi di sorta ho raccolto l'invito alla manifestazione indetta per ieri sera dalla CGIL davanti alla prefettura di Bologna.
Ad occhio e croce un migliaio di persone, una partecipazione non confrontabile con quella di piazza San Babila sabato scorso a Milano; ma era lunedì, Bologna non è Milano, e il tam-tam partito forse in ritardo.

Viene letto l'elenco delle sigle che hanno aderito, nobilitato solo da quella finale, proprio di "Libertà e Giustizia"; tutte le altre, più o meno, a partire dal PD fino a quella dei Radicali, mi danno parecchio fastidio, così come tante bandiere che sventolano, stonate con la drammatica austerità del momento. C'è Sinistra Democratica; mancano i Comunisti Italiani e Rifondazione, Verdi, altri movimenti ecologisti o etici, manca l'Italia dei Valori; ma verrò poi a sapere che un'altra manifestazione è indetta per oggi, martedì, alle 17.30 a Bologna e in diverse altre città, dalla "Consulta di Bioetica" (vedi qui).
Un paio di discorsi, con tono salmodiante da apparato di partito il primo, un po' più appassionato il secondo. Applausi della piazza quando viene citato il Presidente della Repubblica (non mi associo: "ha fatto semplicemente il suo dovere", come ci ricorda giustamente Travaglio).
Poi distribuzione di fiaccole e corteo, intorno ai palazzi del Comune, a bloccare via Ugo Bassi, fino in Piazza Maggiore.
A diffondere un po' di luce e di calore in una notte profondamente buia della nostra repubblica.
Poco, in considerazione della gravità di quanto stiamo vivendo.
Ma meglio che niente: la luce può, deve, continuare a propagarsi.
Ricordo che proprio un anno fa partecipai ad un'altra fiaccolata, ben più festosa, nei suoi intenti propositivi: quella per "M'illumino di meno".
E mi viene da pensare come lo stesso gesto collettivo possa assumere connotazioni tanto diverse.
Una volta rincasato, vengo a sapere della fine di Eluana.
Il buio della morte negli occhi di una ragazza più e più volte violentata dagli interessi di casta del tiranno e dei suoi servi.
Il buio delle coscienze di chi assiste senza reagire.
E il buio pesto di un antico e pernicioso nichilismo, che anima questa forma di moderno regime.
A suggerire questa definizione, la luce del pensiero di un altro illuminato, che ci indica la via, al pari di Chiesa, Travaglio, Grillo, Franca Rame ed altre preziose guide nella notte cupa che ci è dato di dover affrontare.
Si tratta di Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale (e primo firmatario del citato appello di "Libertà e Giustizia") in uno splendido articolo apparso su "La Repubblica" e ripreso anche dagli amici del "Blog Senza Nome".
Una buona, luminosa lettura, amici. (cliccare qui).
M'illumino un po' meno

E' vero, negli ultimi tempi mi sono scoperto un po', ed atteggiato ripetutamente, a vecchio saggio.
Ho praticato e predicato la capacità di guardare in faccia con attenzione e fiducia l'evolversi degli eventi, e ogni singola giornata nella sua irripetibile essenza.
Tutto vero, bello, giusto, indubbiamente un'ottima bussola per il mio personale e altrettanto irripetibile cammino, o quello che ne resta.
Ma poi capita un giorno, magari proprio un giovedì di inizio febbraio, che ti alzi e ti senti già stanco, del tutto svogliato, e ti si accende improvvisamente una spia interiore "low battery", basso livello energetico, ricaricare immediatamente, prima che la tua luce, minacciosamente affievolita, si spenga del tutto.
Sì, fosse facile.
Cerchi di darti una mossa, di affrontare e smaltire almeno le cose più urgenti.
Turno quadrisettimanale di pulizia scale: io stesso stampai e affissi sul portone il relativo calendario, che mi condanna inesorabilmente, in questa settimana di pioggia, allo sgradito compito. Coraggio, in fondo si tratta solo dell'atrio e di due rampe: una passata di aspirapolvere, collegato con la prolunga ad una presa di corrente del mio ingresso, mentre per lo straccio bagnato e il detersivo ci penseremo fra un paio di giorni.
E anche questa è fatta.
Cosa c'è che non va, ti chiedi, ma lo sai, e ti incoraggi, sai che fin qui sei stato anche troppo bravo, e i guai non sono davvero mancati, anche se sul tuo diario non sempre ti va o ti è possibile confidarli.
Provi ad aprirlo, il tuo diario, a cercare conforto nelle statistiche giornaliere dei contatti ricevuti, ultimamente sempre più generose.
Niente. Tutta la piattaforma, cioè chi fornisce a te e a tanti altri tuoi amici e amiche di tastiera le pagine da scrivere, è inaccessibile, non si sa per quanto, e non è la prima volta che succede.
Non hai accesso al tuo mondo, e sai che anche chi volesse leggerti ora troverebbe un generico avviso in inglese del sistema operativo.
La depressione ora tende allo sconforto.
E sogni di avere un tuo sito in completa autonomia, ci sarà pure il modo.
Si avvicina la giornata del risparmio energetico, "M'illumino di meno", quella degli illuminati amici di "Caterpillar", la festa degli spegnimenti e del buio, che sembra una strana contraddizione ma è un evento pieno di significato, per cui mi sono sempre mobilitato, fin dalla prima edizione.
Quest'anno, a parte inserire il link lassù a sinistra, non ho fatto niente, neanche segnalare la mia adesione sul sito.
Sarà che ormai l'iniziativa ha preso piede e sembra autoalimentarsi senza bisogno di pionieri.
O non sarà forse, mi interrogo, che 'sta volta non sia proprio io ad illuminarmi di meno, e non certo a fini simbolici e celebrativi...
Carburazione lenta, niente paura, nulla di più, sempre e soltanto il noto problema, magari oggi un po' più evidente del solito.
E piano piano torno a regime.
Mi aiutano un po' di cibo, un sano pisolino, una tazza di caffè e un pezzo di cioccolato con le nocciole intere.
Anche "Leonardo", la piattaforma, è ripartita, grazie al cielo, e scopro con piacere che pure ieri ho avuto molti accessi.
Sono quasi pronto, la "Cometa", la mia auto bianca, mi sta silenziosamente chiamando ancora una volta.
E anche oggi mi porterà, sotto un cielo già buio che di tanto in tanto fa cadere scrosci di pioggia, ad incontrare nuove persone e nuove storie lungo le vecchie strade della mia città.
Nell'irripetibile essenza di un'altra giornata di vita.
p.s.: diverse manifestazioni si stanno organizzando intorno alla sordida e bieca vicenda scatenatasi sopra la vita e la morte di una povera disgraziata.
La più importante è prevista oggi, sabato, alle 17 a Milano in piazza San Babila.
Vedi qui.
Segnalo inoltre un commento di Franca Rame, come sempre "illuminante di più".
Vedi qui.
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Immagine tratta dal sito:
http://it.qoob.tv/blog/blog_det.asp?post=8513
Una stella nel grigio

Un grigiore pressochè disperato, gli occhi di un lunedì gelido e umido che non si sono aperti a mostrare, ad indicare la luce. E, fra poco, il tramonto a riportare il velo della notte su tutto ciò.
Febbraio ci offre il suo aspetto più spietato.
Da giovane liceale un po' poeta un po' complessato un po' narcisista ma soprattutto, come tutti i giovani, un bel po' sprezzante verso il dono rappresentato da ogni giornata, lo chiamavo maledetto, e spiegavo al mondo che è il mese in cui l'inverno ha già lasciato le sue tracce sul tuo organismo mentre la bella stagione è di là da venire.
Da quando non vivo più chiuso dentro una scuola o un ufficio, e ancor più da quando questo diario mi stimola a guardarmi intorno per raccontare la realtà, la primavera è diventata per me un fenomeno sempre più importante, da seguire e assaporare giorno dopo giorno; importante e, nella natura di quella stagione, un po' sconvolgente.
Probabilmente è per questo che nell'ora dell'azzeramento delle pulsioni, rappresentato da questo disperato grigiore, non la desidero. La calma piatta non chiede di essere turbata, ma esclusivamente di perpetuarsi.
E l'esperienza e l'amore per la vita che hai maturato, coerentemente, ti portano ad accettare, a calarti fino ad essere un tutt'uno, e comunque a far tesoro, anche di questa apparente stasi.
Dopo un turno domenicale di riposo, la mia vettura bianca è giù che mi aspetta e mi chiama per riprendere il lavoro.
La mia instancabile vettura bianca, la "Cometa", come la soprannominai, lunga, mobile e luminosa com'era, quando cinque anni fa la ritirai dal concessionario e la portai in Co.Ta.Bo. per l'allestimento ad uso taxi.
Un atto d'amore verso questa macchina, che ormai sento davvero come un prolungamento del mio corpo, oltre alla coerenza con le teorie di sobrietà e "decrescita" che ho sposato, mi spinsero a non sostituirla dopo il brutto incidente di quasi due anni fa, e di continuarne poi la manutenzione periodica ben oltre i quattro anni canonici di vita di un taxi.
L'esperienza, intanto, ha affinato la mia capacità di evitare scontri, botti e bottarelle alla carrozzeria, che nei primi tempi di tanto in tanto allietavano le mie giornate.
E' un amore da lei ricambiato, tramite il canto regolare, alla bisogna il ruggito, del suo motore a metano che sembra votato all'immortalità.
Ma gli anni sono anni, i chilometri sono chilometri, e le strade non sono strade, almeno quelle del centro, bensì sconnessi sentieri di guerra. E gli ammortizzatori ormai, come suol dirsi, sono alla frutta.
E' sempre stata un po' rigidozza, ma ormai dà la sensazione di un carro armato lanciato ad alta velocità, e qualche cliente me lo fa notare, e mi fa vergognare. Ho già appuntamento con l'officina per la sostituzione di quelli posteriori, e faccio il conto alla rovescia dei giorni.
Nei miei piani la Cometa dovrebbe terminare il suo viaggio il prossimo autunno, prima del necessario acquisto di nuovi pneumatici invernali, ma, ...mai dire mai, chissà che poi non mi chieda di volare ancora, lungo i cieli e le strade della città e della provincia.
E a quel punto, come potrei deluderla, col bene che le voglio ?
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Immagine tratta da:
http://www.fivebricksinthewall.it/info.htm
La danza degli anni

Ci sono pagine del tuo passato, anche importanti, che rileggi di rado e un po' controvoglia; le dai per acquisite, le lasci sedimentare negli anni, cosicchè, quando poi ti capita di rispolverarle, le trovi coperte da una patina depositata dal tempo, che ne ha cancellato per sempre alcune parti, non sapresti dire se con tuo maggior dispiacere o sollievo.
Nessun restauratore potrà togliere quella patina, e neanche questo ti turba più di tanto; l'unico vero e ormai noto turbamento ti è dato dal mistero del passare inesorabile del tempo, che accumula quelle pagine del tuo passato, che te ne offrirà ancora, da collezionare e accantonare e dimenticare, quante chissà, e soprattutto chissà a che scopo.
Raccontai già "il più bel giorno della mia vita", ambientato in Piemonte durante un corso/vacanza/happening di musica, danza e canto popolare.
Le pagine che voglio brevemente rispolverare qui si riferiscono sicuramente ad un periodo vicino a quello, visto che riguardano sempre gli anni giovanili della mia passione etnomusicologica.
Torricella Peligna, un piccolo paese ai piedi della Maiella.
E' là che Pino Gala, un noto ricercatore di danze popolari, di sangue pugliese e passaporto fiorentino, aveva organizzato l'abituale settimana di "Estadanza", per insegnarci a ballare la saltarella abruzzese, con l'aiuto di alcuni anziani testimoni ancora praticanti, e con il consueto intento di ravvivare la tradizione in loco, tramite cortei e feste popolari serali aperte alla cittadinanza, che reagiva con un misto di diffidenza e stupore.
L'intensità di quella settimana dev'essere stata davvero grande. Alle emozioni più squisitamente artistiche e musicali si andarono sommando quelle dell'esperienza condivisa con molti altri giovani appassionati da tutt'Italia, del divertimento del gioco e della festa, ma anche di numerosi probabili intrecci sotterranei e complicati, di genere fra il sentimentale e l'erotico.
A testimonianza di tutto ciò, ricordo che una partecipante avrebbe poi scritto un breve ma accorato diario di quelle giornate.
Forsennate partite a pallavolo "nordici" contro "sudici"; il ritmo binario e l'arte della saltarella, con soli tre o quattro ballerini sulla pista, e gli altri tutt'intorno, ad attendere di essere coinvolti in un'incessante alternanza di ruoli; giochi di società e risate; un giovane milanese, dal cranio enorme, di straordinarie capacità alla fisarmonica, prezioso animatore delle feste serali, che alla fine non esiterà a richiedere un compenso in denaro; la festa finale, con Pino, offeso dall'assenza del sindaco, barricato negli spogliatoi della palestra coi suoi fedelissimi, che uno dopo l'altro lo lasciavamo solo, attirati dall'imperioso richiamo del trombone e delle percussioni al di là di quella porta.
E la famiglia di Pescara.
Un eccentrico apparente intrallazzone (in senso "sociale" e non "galante") con le due giovani figlie studentesse, una universitaria a Milano l'altra ancora liceale, entrambe molto graziose; più misurata la grande, molto, forse un po' troppo, peperina la piccola.
Mi avevano preso in simpatia, tanto da regalarmi ben presto una copia del testo di "Vola vola", quello che, benchè composto in anni recenti e in lingua italiana, è considerato l'inno ufficiale popolare abruzzese.
E' proprio il ricordo della più piccola, e di un mio fugace attimo di gloria, che mi ha fatto riaprire quelle pagine del passato.
In una festa serale, forse proprio l'ultima, ci fu una gara di danza a coppie, sulle note di un valzer, o forse di una mazurka.
Tutti in pista, e una piccola giuria locale (non più di una o due persone) che, durante il lungo brano, avrebbe eliminato progressivamente una coppia dopo l'altra.
Volteggiando con la peperina, mia partner in quell'occasione, vidi lo spazio della sala farsi sempre più largo, un richiamo dopo l'altro.
Gli occhi di tutti rimasti su due sole coppie, la nostra e un'altra.
Poi, dopo un po' di suspence, l'ultima eliminazione, che proclamò la nostra vittoria e un attimo di intensissima gioia.
Sicuramente, più che dalla nostra effettiva abilità, quella vittoria dipese dalle capacità diplomatiche del papà, ma che importa...
Quella gara di valzer mi è ora riapparsa come metafora della vita.
Impegnarsi appassionatamente a resistere, ad ottenere la grazia di nuove battute musicali, di nuove evoluzioni, di ritardare il più possibile il momento di dover lasciare la scena.
Ma, intanto, non accorgersi che il tempo si porta via, uno dopo l'altro, tutti i compagni di danza.
Ecco, hai vinto, hai resistito fino all'ultimo.
E proprio ora ti guardi intorno, e c'è il vuoto.
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Immagine tratta da:
http://www.unich.it/GUTA/danze.htm




