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(un taxi fra l'intimista e il sociale)

Giorno di anno morente

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I cavalli del maneggio, alcuni tranquillamente al pascolo; quello più vicino immobile, mi guarda, ci guarda.
Il tutto sotto un gigantesco crocifisso dell'alta tensione, di quell'elettricità prodotta prosciugando ogni giorno la terra del non molto petrolio che le resta, e donandole in cambio tanta anidride carbonica, che le foreste ormai distrutte non potranno smaltire.

Come ho accennato nel post precedente, venerdì mattina ero andato a fare l'ultima ora di corsa del 2007 in quella particolare zona nei dintorni di casa, dove la campagna sembra aver la meglio sul territorio urbanizzato.
E oltre a quella emblematica dei cavalli, l'obiettivo della mia macchinetta ha catturato altre immagini, altri contrasti causati da alcuni fra gli inesauribili interventi di questo strano animale chiamato uomo.

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Un cimitero di bottiglie vuote di Gatorade testimonia, mi viene da pensare, il transito di una mandria di ciclisti irresponsabili (spesso sport ed educazione non collimano), mentre quell'altro, che vede un elettrodomestico in compagnia di una sedia e di un tavolo, tutti in lento inesorabile degrado a cielo aperto, ha richiesto sicuramente una volontà inquinatrice ferma e decisa, quasi uno sforzo epico.

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E poi ci sono i messaggi, gli annunci che si stratificano nel tempo, dalle più vecchie incrostazioni fino a quell'attualissimo "Circo di Mosca", annuncio che sopravviverà, deteriorandosi lentamente anch'esso, al variopinto tendone presente in questi giorni al Parco Nord, mentre quello si sarà trasferito e continuerà a trasferirsi chissà dove nel mondo, alla ricerca di altri bambini plaudenti, e sostituendo un po' alla volta, col tempo, piano piano, tutto il suo attuale seguito di acrobati, domatori e clown. 

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Correndo correndo, e guardandomi intorno, eccolo, quell'insolito cartello, campione assoluto di autoreferenzialità.

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Un breve tratto di asfalto in corrispondenza del ponte sul fiume Idice. Qui, proseguendo la caccia ai segni dell'antropizzazione in questi miei territori, mi tolgo la soddisfazione di riuscire a trasformare un patetico strumento di spauracchio per automobilisti esuberanti in un tachimetro ai servizi di un podista. Ovviamente, per realizzare quella velocità supersonica, proprio mentre scatto la foto, devo impegnarmi...


Man mano che mi allontano dalla città anche la mente prende un po' le distanze dai miei personali affanni di quest'anno che sta terminando, e ne traguarda in prospettiva il contrasto delle molte luci e molte ombre, decisamente più forte di quello che mi sarei aspettato, e che solo parzialmente ho confidato sul blog.

E, in armonia con quel po' di serenità che caratterizza infine questo mio ultimo scorcio del 2007, mi piace concludere augurando a tutti un buon anno nuovo con due panorami ripresi lungo il percorso, questa volta di quieta bellezza.

 

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Notte di anno morente

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Città, città mia, qual è il significato più profondo di questa algida, tersa, aberrante, austera desolazione, da te fieramente esibita in queste ultime notti dell'anno ?

E' la tua vendetta, forse, per essere stata tanto e così a lungo violentata dall'annuale sarabanda natalizia ?

Non ce la faccio, a restare indenne da un senso di profonda tristezza, e quando una giovane cliente molto più vivace del mio stato d'animo decanta la bellezza della città così deserta e pur ancora piena di luminarie, non posso dirle che l'effetto mi lascia quasi atterrito.
"E' la prima volta dopo sei anni che passo il capodanno qui in città, ed è una vera sorpresa".
Non trovo frasi appropriate per ribattere, se non quando veniamo bloccati da un camion che raccoglie e svuota i cassonetti della spazzatura: "Ecco, ci pensa la nettezza urbana a movimentare la serata".
Comunque riesco a nascondere i miei veri sentimenti e a lasciare integro il suo entusiasmo, che perdura nel salutarmi, una volta arrivati:
"Se non ci vediamo ancora prima, le faccio tanti auguri di buon anno !".
Sì, penso, come se fosse normale incontrare due volte in tre giorni un tassista mai visto prima...

Chi riesce a farmi ridere è un'altra cliente, anziana e malferma, con una vocina molto debole.
Nel passare davanti a Chiesa Nuova, mi chiede se ho mai guardato bene quel campanile.
Le confesso che non l'avevo mai preso in considerazione e le domando da quanti anni è stato costruito.
"Saranno quattro o cinque anni. Sa a che cosa assomiglia ?".
"Mah, è davvero brutto, non saprei".
"A un pene", fa lei con quella vocina.
Proprio non me l'aspettavo, e non faccio niente per controllare l'intensità della mia impovvisa risata.
La deliziosa vecchietta arrotonderà a quindici un conto da dieci euro e mezzo.
"Quattro caffe' alla sua salute, signora, e tanti auguri di buon anno !"

Stamattina ero andato a correre nei miei soliti vialetti di campagna.
Volevo fare il pieno di ossigeno, tonificare i muscoli e smaltire un po' di inevitabili accumuli alimentari, volevo riempirmi di luce del sole per combattere lo straniamento della città di queste austere, limpide e desolate notti da 'day after', volevo guardarmi intorno e salutare la mia campagna a ridosso della città prima della fine dell'anno, volevo indagare con la macchina fotografica per poter aggiornare il blog.
Sono riuscito perfettamente in tutti i miei intenti, e mi ha fatto molto bene. Quanto alle immagini, le tengo in serbo per il prossimo post, perchè poi, sentendo così vive e particolari le impressioni della strana atmosfera di queste notti di fine d'anno, ho voluto scattare altre fotografie, infischiandomi ancora una volta dei grossi limiti tecnici della mia macchinetta.

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Le immagini infatti rendono solo in parte quell'atmosfera, soprattutto per quanto riguarda la nitidezza dell'aria. C'erano circa due gradi in centro, ma le luci brillavano e il cielo era nero, con una limpida luna e le stelle.

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I festoni luminosi sembrano quasi un residuo inutile.

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Come le sirene della pubblicità, colte al volo nella loro stonata, stridente, patetica euforia.

Un'altra signora anziana ha chiamato dalla sala Bingo di viale XII Giugno.
Mi racconta che è andata a passare lì un paio d'ore dopo una visita all'ospedale, ma concordiamo che, con la scusa di divertirsi, in realtà la gente va a farsi spennare, in una sorta di rastrellamento legalizzato dei risparmi delle persone più deboli psicologicamente.
E' gentile ed educata. Dice di aver molta paura ogni volta che va in macchina, e infatti si aggrappa con tutta la forza alla manopola sopra il finestrino, nonostante le strade siano deserte, mentre la porto a casa dai suoi guadagnando gradualmente altitudine sui primi chilometri della Futa, la lunga statale di montagna che conduce a Monghidoro e poi a Firenze.

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Poco dopo averla lasciata, guardo il termometro sul visore interno: meno tre e mezzo.

In una serata come questa conviene accontentarsi di un incasso modesto: non mi avventuro in una nuova attesa ad un posteggio, che rischierebbe di dare il colpo di grazia ad uno stato d'animo già provato, e mi avvio lentamente verso casa.

Dalle mie parti fa ancora più freddo.

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A partire da questo post ho deciso di sottoporre a moderazione i commenti.
In particolare, per essere pubblicati, dovranno restare entro opportuni limiti segnalati da speciali apparecchi, quali il Complimentòmetro, il Baciòmetro, il Congruentòmetro e il Lunghezzòmetro.
Spero che il provvedimento si riveli presto superfluo e di tornare a renderli liberi. Grazie.

Cacao Betlemme

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Che queste giornate festive siano del tutto speciali si puo' capire anche dagli aggiornamenti meno frequenti dei blog.

La percezione del tempo sembra dilatarsi, e, nel tendenziale affievolirsi o spegnersi dei tributi di energie, e appunto di tempo, richiesti dalle consuete attività lavorative, le giornate assumono strutture e ritmi insoliti, nel rinnovarsi dei contenuti festivi tradizionali di condivisione, di comunanza, con persone legate da affetti vecchi e nuovi, vicini e lontani.
C'è forse un poco più di spazio per l'umanità di regalarsi un po' di attenzione gli uni gli altri, riscoprire l'aspetto migliore di chi ti sta vicino e l'aspetto trascurato di chi ti sta lontano.

Questo è il vero regalo che ci scambiamo, terminata finalmente la corsa agli acquisti di quegli altri tipi di regalo, quelli che, chi piu' chi meno, ci ha spinti a fare il Natalificio Pubblico, massima e massimamente ipocrita espressione di un Pubblico Consumificio in cui sembra realizzarsi il nostro modello di società ormai giunto al capolinea.
Chi più chi meno, dicevo: sono molto orgoglioso di annunciare che sono riuscito a ridurre ad uno solo, peraltro scelto e donato con molta allegria, i regali da me acquistati quest'anno, aiutato in questo, l'ammetto, dal fatto che non mi resta quasi più alcun legame familiare con parenti più o meno stretti.

La cosa mi permette di dedicarmi, anzichè agli affetti imposti dai legami di parentela, a quelli di amicizia liberamente scelti.
E il giorno di Natale, a partire dal tardo pomeriggio, ho mantenuto viva una tradizione di cui ho perso da molti anni sia il conto delle edizioni che il ricordo delle origini (solo l'anno scorso, complice il mio recentissimo trasloco, fu saltata), e che ha un nome e cognome: il "Cioccolato Party".

Gli ingredienti sono: casa mia un po' addobbata con alcuni festoni brillanti e colorati, una ventina di posti a sedere piazzati intorno ai lati del soggiorno, la preparazione dapprima di un pentolone di infuso di menta, poi finalmente di cioccolato in tazza, e soprattutto, ingrediente principale, gli invitati a sedersi su quelle sedie e a bere quei beveroni, magari bagnandoci dentro una fetta di panettone o di pandoro.

Si tratta di qualcuno dei miei più cari amici comunque presente in città in questi giorni un po' speciali, ma la maggioranza degli ospiti è legata a me, e fra di loro, oltre che da autentica amicizia, dalla comune frequentazione del gruppo escursionistico cittadino (o, per chi preferisce, gruppo "trekking") dell'AVIS, che ha compiuto nel 2007 i diciassette anni.
E quella di Natale è solo un'occasione di una piccola collana di incontri, tutti ormai tradizionali, che vede coinvolti in occasione delle feste di fine d'anno questa compagnia di amici di ormai vecchia data, persone caratterizzate dall'amore per la natura e da una certa qual dolcezza di carattere, che rende molto gradevole lo stare insieme.

Accorrono volentieri, non c'è dubbio, in fondo nessuno li costringe. E riproducono ogni anno intorno a me, fra le pareti di casa mia, il piccolo miracolo di un clima di armonia, agio, e benessere collettivo che un po' riempie e fa bene al cuore. Penso che orario e giornata siano piuttosto strategici, grazie ad una certa funzione di contraltare da quelli che sono gli impegni classici, vedi pranzo con la famiglia appena terminato, o magari evitare una eventuale indesiderata partita a carte con gli zii e i nipotini contemporanea a questo sicuramente più gradito ritrovo con vecchi amici.

I primi invitati arrivano un po' prima delle cinque e gli altri nel seguito, senza vincoli. In genere il massimo dell'affluenza si realizza dalle sette alle otto, e verso le nove comincia la ritirata.
I doveri di accoglienza ed organizzativi sono un po' alleviati dalla collaborazione dei più intimi (per la cronaca: ai fornelli del cioccolato è tornata Lorena), ma quest'anno c'era una difficoltà in più: quella di far raggiungere l'indirizzo della mia nuova casa, a molti sconosciuto. A un certo punto sono anche dovuto andare di persona a recuperare un naufrago.

Macchie di cioccolato per terra; tante tazze, tegami, posate da lavare; sedie, tavoli, tovaglie, resti di panettone e di beveroni da sistemare; la casa piena di ogni ben di Dio di natura dolciaria e in parte vitivinicola portatomi generosamente dagli ospiti; e un po' di cerchio alla testa per il tuor-de-force cominciato già alla vigilia con la preparazione della festa.
Questo è quello che, poco dopo le nove di sera, resta dell'ennesimo Ciocco-party natalizio.

Insieme alla cosa più importante: il senso di aver donato a molte persone, ma anche a me stesso, qualche ora di serenità autentica, e l'occasione di tenere saldi i legami all'interno di questa mia piccola e gioiosa tribù.


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Immagine tratta dal sito:
http://www.allposters.it/-sp/Cacao-Cioccolata-Posters_i1225049_.htm

La banconota da venti

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Un po' di nevralgia al risveglio potrebbe essere anche una malattia professionale; ma quando uno se l'è voluta non ci sono scuse.

Ero stanco, l'orario notturno ormai avanzato, e l'incasso già soddisfacente: le classiche condizioni per dichiarare a me stesso che la prossima corsa, o 'gita', in gergo, è l'ultima.

Non faccio in tempo a ripromettermelo che mi arriva, gradita, la chiamata da un albergo in zona universitaria. E' ubicato all'incrocio fra due stradine strette, ma, pur senza esibizione di sfarzo, ha un aspetto più che decoroso: un tre stelle, per intenderci.

L'attesa davanti all'entrata è lunga, ma il portiere mi fa ripetuti cenni rassicuranti.
Finchè vedo una coppia di giovani, lui più di lei, che si fermano nell'atrio a parlamentare fra loro ancora altro tempo .
Alla fine mi si fa incontro solo lei. Noto subito qualcosa di particolare e di attraente nel suo aspetto, forse nei suoi occhi neri un po' ravvicinati e molto vivaci.
Mi chiede di portarla al bar di fronte alla stazione, "dove fanno i panini".

Finalmente si parte. E poco dopo riconosco con molto disappunto un rumore e un odore: quelli tipici dell'accensione di una sigaretta.
"No, non si fuma in taxi".
"Mi lasci fumare, sono molto agitata: guardi, apro il finestrino".

Se me l'avesse chiesto prima avrei finito per accettare senza problemi.
E invece faccio quello che non dovrei, complice la stanchezza che dà nutrimento ai peggiori condizionamenti del comportamento. Cioè lascio campo ad una condiscendenza maggiore di quella che ho in cuore, coltivando così una dose di rancore inespresso.

Che mi porta a spalancare i due finestrini davanti, nella speranza che lo spiffero intorno agli zero gradi punisca l'affronto.
E cerco anche di correre, quando i semafori me lo permettono. Sento l'aria gelida picchiare contro le mie tempie.

Lei non sembra molto turbata dalla tramontana, e la sento parlare al suo telefono portatile con forte accento siciliano, e con tutta l'agitazione che mi aveva confessato. Una strana concitazione intorno a una vicenda, apparentemente molto banale, relativa al fratello. Che d'altra parte non mi interessa.

"Eccoci arrivati: devo aspettare o ci salutiamo qui ?".
"No no, mi aspetti che dopo mi riporta indietro".

Un'altra lunghissima attesa sistemato alla meglio sulla corsia preferenziale, le luci d'emergenza lampeggianti. Osservo e vengo osservato da qualche collega che va e viene dalla stazione, di fronte.
E ogni tanto dò un'occhiata dentro al bar. Mi sembra che, più che dalla preparazione del panino, la sosta sia prolungata da complesse operazioni alla ricevitoria delle scommesse.

Un personaggio figlio della notte mi si avvicina e mi fa un cenno. Torno ad abbassare il finestrino. "L'hai portata tu quella ?" mi fa.
Annuisco.
"Dev'essere piena di soldi", mi dice in un linguaggio misto italo-bolognese-napoletano, "ed anche un po' matta", aggiunge ammiccando e se ne va.

Finalmente si decide a tornare. Mi accorgo che viene importunata da due Marocchini, fermi davanti alla vetrina, unicamente dalla sua reazione inviperita mentre entra in auto, mandando accidenti in siciliano a loro "e a tutta la razza loro".
"Ho fatto male a rispondergli ?".
"No, ha fatto benissimo".
Nel tragitto di ritorno riprendono le litanie telefoniche, in una breve pausa delle quali mi confida con tono di sfogo che è sua madre che, a quell'ora della notte, la sta chiamando dalla Sicilia.

Quando siamo non lontani dall'albergo mi chiede di fermarmi, per tagliare a piedi evitandomi così il tortuoso giro dei vicoletti a senso unico.
Fermo il tassametro mentre indica sedici euro e venti.

La ricerca dei soldi è lunga, ed accompagnata da una crescente ansia, e da lamenti sempre più angosciati sul fatto che lei venti euro li aveva messi da parte.
"Guardi lei se me li trova, tenga" e mi allunga la borsa, mentre continua a frugare nelle tasche.
"No, io nella sua borsa non ci guardo" rispondo secco.
"Dovo sono, Madonna mia, avevo messo una banconota da venti in una busta per pagare il tassì...".

Si avvicina un trio di giovani dall'aria gioviale: "E' libero ?"
"Guardate, io vorrei che fosse libero, ma ci sono un po' di problemi nel pagamento. Magari aspettate un attimo".
"Beh", fa lei, "poteva fare anche a meno di dirglielo".
"Si', ha ragione, scusi, ma comincio a essere molto scocciato da 'sta storia".

I soldi non saltano fuori.
Classificata d'istinto fra i clienti che è meglio perdere che trovare, le dico:
"Facciamo che me li dà un'altra volta, almeno così non perdo la prossima corsa con questi tre".
Devo insistere a lungo, e accetta solo a condizione di lasciarmi scritto su un foglietto il suo numero di telefono.

Eviterò accuratamente di chiamarla, ma allo stesso tempo mi pentirò di non averle dato fiducia, di non averle almeno dato indicazioni di lasciare i soldi l'indomani in portineria dell'albergo.
Me ne pentirò, ripensando la mattina seguente a quel bel viso dallo sguardo più giovane rispetto al tono di voce, a quegli occhi che mi guardavano trattenendo a stento le lacrime.

E il ricordo non mi sarà certo d'aiuto contro il mal di testa.

 

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Riprendendo dai mezzi d'informazione l'impressione prevalente sul risultato dei negoziati di Bali sui cambiamenti climatici, avevo accennato ad un risultato incoraggiante. Non così la pensa Giulietto Chiesa. Vedi qui.

Immagine tratta dal sito:
http://www.it.mbetravel.com/hotel-bologna/hotel/hotel_paradise/phototour_index.php

 

 

Calendari

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Per molti anni, undici se non sbaglio, sono riuscito a procurarmi un particolare calendario distribuito dall'Unicef.

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Si trattava di calendari da muro comprendenti dodici immagini in formato cartolina, ogni volta su uno specifico tema, con differenze anche notevoli, fra un anno e l'altro, sia di tema che di stile, e che a fine anno potevano essere staccate e conservate.
Ho accumulato così una collezione molto bella, dalla quale ho estratto le immagini di questo post.

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Era diventata un'abitudine, recarmi in dicembre al negozio dell'Unicef di via de' Carbonesi, con anticipo sulle feste sufficiente a garantirmene una copia.
Poi l'anno scorso mi hanno detto che quel tipo di calendario non era stato pubblicato, e quest'anno, addirittura, non ho più trovato neanche il negozio... salvo scoprire, poi, che si è trasferito in via Rialto.

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Una ricerca sul sito dell'Unicef, comunque, mi ha fatto capire che ormai la mia collezione ha da considerarsi conclusa: evidentemente la vecchia cartolina è un oggetto che, dopo lunga militanza, ha perso ormai e rapidamente ogni attrattiva.

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Dato che comunque mi piace tenere appeso in casa almeno un calendario illustrato, e possibilmente non con corpi semiartificiali di donne innaturali, e magari sfruttare l'occasione per dare un piccolo contributo ad un'organizzazione meritoria, l'anno scorso mi feci spedire quello di Emergency, con i bozzetti realizzati da dodici diversi disegnatori sul tema della pace.

E lo pubblicizzai anche sul blog, chissà se qualcuno dei "fedelissimi" se ne ricorda.
Mi scopro abitudinario, nel raccontare sia della pluriennale collezione, sia del fatto che, terminata quella, sto finendo per sostituirla con un'altra abitudine. Infatti oggi ho richiesto via email il nuovo calendario di Emergency, pagandolo con un bonifico on-line.

E' stato molto semplice, e non ho fatto in tempo a spegnere il computer che mi è arrivata una cordiale email di conferma da Emergency, a nome Alessandra, che ovviamente la mia fantasia immagina una giovane e bella attivista per la pace.
E per essere abitudinario fino in fondo, replico quest'anno la pubblicità all'acquisto, che si può ordinare tramite questa pagina.

Al valore ornamentale dell'oggetto si somma quello di sostenere, sia con l'offerta sia anche con la stessa esposizione del calendario, la straordinaria organizzazione di quell'immenso personaggio che risponde al nome di Gino Strada.

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Il summit e le cene

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"Vogliamo lavorare insieme e arrivare al consenso" ha detto Paula Dobriansky, capo delegazione statunitense. Un cambiamento di rotta dopo la pressione internazionale durante la discussione in sessione plenaria, che ha portato al risultato dopo un'estenuante maratona, in cui non sono mancati momenti di forte emotività: Yvo de Boer, Segretario della Convenzione internazionale sui cambiamenti climatici, che organizza i summit annuali sul clima, ha pianto nella sessione plenaria davanti a ministri e delegati.

Nell'immagine (come l'intero precedente capoverso, tratta dal sito www.repubblica.it), vediamo proprio Yvo de Boer al fianco del presidente dell'Onu Ban Ki-Moon e al presidente indonesiano Yudhoyono.
La pressione esercitata principalmente dalla nostra vecchia Europa, dunque, ha potuto l'impensabile, piegare l'inflessibilita' degli USA, e forse qualche piccola speranza in piu' ora c'e', per le sorti dell'umanita'. Una buona sintesi dell'evento e' consultabile qui.

Mentre le lacrime rigavano il volto del Segretario impegnato ne' piu' ne' meno a garantire il futuro dell'umanita', in tutt'altra parte del mondo si svolgeva una cena, che non ha lasciato tracce sui siti dei quotidiani on-line, e non ne lascera' neanche nelle sorti del pianeta, se trascuriamo gli inevitabili e quanto mai "normali" impatti ecologici di eventi di questo genere.
Uno dei piu' lussuosi alberghi della mia citta' ospitava moltissimi tassisti e loro familiari invitati a festeggiare i quarant'anni della Co.Ta.Bo., la loro ormai storica cooperativa.

Tavoloni rotondi da una decina di coperti. Riesco a prendere posto in un gruppo mediamente giovane, e accanto a me c'e' un collega simpaticone che ha l'abitudine di salutare sempre tutti i colleghi che incontra urlando. E poi sua moglie, una professionista, laureata o comunque di buon livello culturale, che non conoscevo prima.

Ma la conversazione con lei, che tende a tenere banco, si rivela molto dura, e mette in evidenza ancora una volta la mia timidezza nell'affrontare con argomenti incisivi una discussione che mi veda su posizioni molto lontane. Finisco come sempre per avventurarmi in qualche discorso contorto e oscuro, o in semplificazioni avvilenti, e alla fine in un silenzio rinunciatario.

Lei si vanta di diffidare molto della tecnologia e soprattutto di internet, perche' quando ha avuto bisogno di informazioni turistiche per una delle loro vacanze internazionali ha fatto molto meglio con un bel volumetto comprato in libreria.
Poi dice che le foto digitali, una volta stampate, perche' le foto sono belle solo sulla carta, hanno sempre una certa dominante azzurrina.
Poi, insieme al marito, racconta delle loro serate danzanti, e mi chiede come me la cavo con il rock and roll.
Sara' banale, ma in questi casi l'immagine del Titanic finisce sempre per imporsi alla mia mente...

Natale si avvicina e le cene si moltiplicano: sabato ne ho avuta un'altra, a casa di amici, e le cose sono andate un po' meglio.
Mentre mi recavo da loro mi ero fermato a comprare una confezione di cioccolatini, e avevo chiesto alla commessa se mi poteva fare un pacco regalo.
"No, vede", argomenta gentilmente e in modo convincente, "queste confezioni sono già predisposte, sarebbe un peccato impacchettarle un'altra volta".
Le do ragione immediatamente, stupido che sono.
"Piuttosto, se vuole, le do una bella sportina". Che, qui da noi, significa un sacchetto di plastica stampato.
"No, a questo punto preferisco rinunciare anche a quella, cosi' risparmiamo un po' di plastica".
A me, ormai, sembra un'evidenza primaria, che il rispetto per l'ambiente imponga di rinunciare a tutto cio' di cui si puo' fare a meno, e che comunque ha un impatto ambientale sempre troppo alto. Anzi, mi sembra una delle rare occasioni per incidere un poco nella battaglia contro il modello del "consumo sempre e comunque".
Ma per la gente non e' cosi', e mi tocca impegnarmi per farle capire che non sono offeso perche' non mi ha fatto il pacchetto.

Mi sento solo, incapace di affrontare battaglie piu' grandi di me e dei pochi che sento vicini al mio approccio ambientalista alla vita di tutti i giorni.
Ultimamente, poi, anche certi eventi legati al tema della Decrescita mi lasciano piu' tiepido: un anno fa avrei certamente dedicato un post al nascere di una nuova associazione/movimento che ha a capo Maurizio Pallante
, o di un nuovo interessante sito sull'argomento, e avrei sicuramente fatto pubblicita' ad eventi come questo, svoltosi ieri a Roma.

Comunque mi conosco, e se da una parte so che non avro' mai doti oratorie da tribuno di una giusta causa, so anche che, finche' avro' energie e un minimo di sale in zucca, non smettero' di spenderne una parte relativamente importante per migliorare, anche solo un po', questo povero mondo che ospita, insieme a svariati miliardi di persone, un irriducibile idealista.

Alle cinque della sera

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No, proprio niente a che fare con tragedie di sangue e arena.
E' un minuscolo dramma tutto personale, quello che non ha da verificarsi alle cinque della sera di questo giovedi' dicembrino: la chiusura dell'ufficio cassa della cooperativa.
Ci si va una volta al mese, a regolare la situazione contabile, ed oggi e' il mio secondo tentativo, visto che gia' una volta per qualche minuto ho mancato l'appuntamento, complici i miei ritmi di vita, appunto, molto spostati verso la dimensione serale.

E quella dell'immagine all'inizio e' la situazione della tangenziale quando sono le quattro e quaranta.
Giorni di "Motor-Show"; i devoti al culto delle quattro ruote arrivano da tutt'Italia: questo il risultato, e la sede della cooperativa si trova, neanche a farlo apposta, a ridosso del quartiere fieristico.

Sfrutto la prima uscita che mi estrometta dalla processione: San Donato, non troppo lontano dalla meta.

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E mentre lo fotografo, il primo semaforo che incontro diventa verde. Osservo la bellezza di quell'imponente scheletro di rami contro il cielo terso al tramonto.

Sara' o no il potere della mia macchinetta, fatto sta che diventano verdi anche i semafori sulla via San Donato, dandomi una certa fiducia di centrare l'obiettivo.

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Nel procedere sostanzialmente alleggerito dal pensiero di fare tardi, quel cielo limpido mi ricorda che oggi e' un giorno un po' particolare: il 13 dicembre, Santa Lucia.
Credo che in certe parti d'Italia sia una festa importante, capace di rubare temporaneamente la ribalta a quelle di fine d'anno. Qui a Bologna il culto della santa e' praticamente limitato alla sola Basilica dei Servi di Maria, ma tanto basta, da sempre, come occasione di un importante fiera, peraltro a tema decisamente natalizio, oggetto anche di una citazione di Guccini:

Ricordi fu con te a Santa Lucia,
al portico dei Servi per Natale....

Oltre alle luci, colori, odori, sensazioni di quell'importante mercatino, a cui sono legati tanti ricordi d'infanzia, Santa Lucia e' anche per me, oltre che per il detto popolare, 'il giorno piu' corto che ci sia'.
"Ma no", insorgono quelli che conoscono le piu' elementari nozioni di astronomia, "il giorno piu' corto e' il 21, il solstizio d'inverno".
Non si puo' contestare la loro posizione, ma e' da molti anni, me lo insegno' mio padre, che sono al corrente di un particolare fenomeno. Che cioe', ferma restando intorno al 21 la minima durata del di', eppure dopo il 13 i pomeriggi riprendono gia' ad allungarsi, e la minor presenza totale del sole e' ottenuta solo dal fatto che sorge sempre piu' tardi.

Con l'aiuto di quell'infinita fonte di conoscenza che e' Internet, ho voluto questa notte, diverse ore dopo le cinque della sera (e dopo il successo della mia missione contabile in cooperativa !), verificare come stanno le cose, e, sulle informazioni prese da questo sito, ho elaborato una tabellina che ho pubblicato nel blog degli allegati (clicca qui per consultarla).

L'ipotesi e' tutto sommato confermata. Il sole tramonta alle 16.39, come sta facendo regolarmente fin dal 6 di dicembre e come fara' ancora fino al 15, poi dal 16 il pomeriggio conquistera' il primo minuto di luce del nuovo ciclo. Con la precisione al minuto e non al secondo non e' possibile capire quale sia davvero il pomeriggio piu' corto, fatto sta comunque che il giorno 21 sono gia' due i minuti di luce pomeridiana in piu'.

Nella tabella sono evidenziate le giornate dalla durata effettiva minima, che oltre al 21 sono anche il 22, il 23 e il 24, e, abbastanza sorprendente, il limite del protrarsi del ritardo dell'alba, che viene raggiunto intorno all'Epifania.

In conclusione per me, che l'alba rischio di vederla solo se mi attardo troppo al computer di notte (proprio come adesso), Santa Lucia e' davvero il giorno piu' corto che ci sia.

Letterina a Gesu' Bambino

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Una tenue cortina di nebbia, caro Gesu' Bambino, offusca stanotte le luci di questa citta', moltiplicate nelle eleganti prospettive di ghirlande di centinaia di lampadine accese, ormai completamente e con largo anticipo disposte per il tuo ennesimo arrivo. Ovvero, lo sai meglio di me, per sfruttare senza pudore e scrupoli, il tuo ennesimo arrivo, e fare cassa.
Il freddo umido e pungente penetra fra i vestiti e la poca gente ancora in giro desidera trovare presto riparo nel tepore, come un caldo abbraccio, delle mura di casa.
La mente vaga, e si perde in questo quadro un po' irreale.

Siamo fatti di contraddizioni, di eppure.
Me ne accorgo mentre ancora una volta, passata la violenta nausea al primo impatto con quelle installazioni cittadine, avverto in me le prime percezioni della ben nota sensazione di intimita', di tempo recuperato per gli affetti, per il benessere, per la quiete del tempo della festa condivisa.
E cosi' si sprecheranno, nei prossimi giorni, i "Buon Natale" che sentiro' e mi sentiro' ripetere, pur da non credente dichiarato in un mondo di materialisti di fatto.

Non preoccuparti, bambino che tornerai a nascere per l'ennesima volta, non ti chiedero' la cosa che piu' mi starebbe a cuore, tu lo sai quanto. Sono fatto anch'io di contraddizioni, ma non fino a chiederti di toglierci di dosso, a me e a tutte le persone buone, il peso di quel limite, di quell'ombra, di quel rischio, su ogni attimo del nostro futuro. Quello e' un dono che concedi solo, e nell'immaginazione, a chi ti crede figlio di Dio, e so che non mi spetta.

E allora scendo anch'io con i piedi sulla terra, come presto farai tu per l'ennesima volta, e ti parlero' un poco, solo un poco, di questa nostra epoca, di questo presente.

Di un signore che si chiama Giorgio Doppiavu', un nome da eroe comico dei fumetti, anche se lui ha l'aria dell'uomo piu' qualunque del mondo (e ho il vago sospetto che nella sua essenza davvero lo sia), e che si dice animato da grande fervore di fede in te.

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Un importante giornale italiano, che si chiama "Corriere della sera", oggi riportava una sua recentissima opinione:
'Il programma nucleare iraniano resta un pericolo e gli Stati Uniti mantengono sul tavolo l'opzione militare per fronteggiarlo'
Il mio pensiero, bambino che nascerai, e' andato all'apparente ineluttabilita' del processo che portera' a quella spaventosa guerra, preparata da tanto tempo, tassello dopo tassello, tutti lo sanno e nessuno riesce a bloccarlo, quel processo.

Eppure c'e' qualche altro bambino, che come quello della favola dei sarti imbroglioni, urla che il re e' nudo.
Ne abbiamo uno, in realta' un po' cresciutello, anche qui in Italia, caro Gesu' Bambino: se vuoi lo puoi scoprire anche tu, dal tuo computer del cielo, cliccando qui

E allora, infine, un dono lascia che te lo chieda, caro Gesu' Bambino, un dono di pace del tutto adatto a questa festa, un dono di dimensioni tali che solo l'immaginazione puo' contenere.
Portami il miracolo di una potente scarica elettrica di consapevolezza che, alla velocita' della luce, attraversi tutti gli uomini del pianeta, e si trasformi in un "NO" dapprima sussurrato, poi espresso con decisione e vigore, sempre di piu'; infine urlato a piena voce, e poi unito a tutti gli altri in uno spaventoso, terrificante boato di cui sulla terra non si aveva memoria.

Il silenzio della tua nativita' nel presepe, dopo, sara' ancora, infinitamente, piu' magico.

Arginare il mare

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 "Andiamo in via Orfeo".
"In via Orfeo a Bologna ?"
"Certo, anche perche' qui a San Lazzaro non esiste di sicuro".
In effetti mi accorgo della stupidita' della mia precisazione, dettata da apparente perfezionismo, ma forse, scava scava, dal desiderio di far 'buon viso a buon gioco', con una cliente che sborsera' dei quattrini per portarmi dalla mia San Lazzaro fino in centro a Bologna, dove poi sara' molto piu' facile trovarne degli altri.

Sembra decisamente anziana, ma di quelle anziane dal volto indurito, inacidito.
E con tono un po' tendente all'interrogatorio poliziesco, mi fa: "Dov'era, quando ho chiamato ?".
"Avevo appena scaricato un cliente qui in Piazza della Repubblica".
"Perche' mi han detto sei minuti, ma mi sembrano tanti".
"Sono stato io un po' largo nelle previsioni, sa a volte qui si fa fatica a trovare le vie".

Un personaggio cosi' spigoloso mi induce alla massima trasparenza:
"Facciamo l'asse Via degli Ortolani e Via degli Orti, che dovrebbe essere piu' scorrevole, va bene ?".
"Ah, faccia la strada migliore, e anche in fretta, perche' sono in ritardo. Altrimenti, poi, mica prendevo il taxi".

Sono circa le sei e venti di sera, Radio2 diffonde Caterpillar, la mia trasmissione preferita: tengo il volume a un livello intermedio, che permetta alla mia passeggera sia di ascoltare sia di ignorare quelle voci.
Ma ben presto, dagli altoparlanti di dietro, come li ha definiti un amico di questo blog, una trasmissione veramente insolita si sovrappone:

'Come puo' uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno gia' a volare...

Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giu' il deserto...'

Il volume della sorprendente parentesi musicale, intonata d'improvviso dalla mia cliente in quel modo esageratamente melodioso e privo di ritmo che e' facile immaginare, permetterebbe, questa volta a me, sia di mostrarvi interesse sia di ignorarla.
Mi accorgo che, come fanno in tanti, canta la frase 'le discese ardite' erroneamente in una scala che sale anziche' in quella che, coerentemente con il testo, dovrebbe scendere.
Poi gioco la carta della complicita', a costo di perdere qualche minuto di attenzione a Radio2: "Evviva i classici, eh signora ?".

Me la sono cercata.
"Non ci sono piu' i cantanti di una volta"
(o Dio mio).
"Perche' io con delle canzoni come questa ci sono cresciuta"
(no, non venire a dirmi che io sono coetaneo di una babbiona come te).
"Perche' Gianni Morandi abita vicino a me, lo vedo spesso, ha visto com'e' invecchiato ?"
(ci vai tu, al suo posto, alla maratona di New York ?).
"E i Pooh, quante canzoni belle hanno fatto, ma da un po' di anni non fanno piu' niente"
('Pinocchio' non ti dice nulla ?).
"E Riccardo Fogli abita anche lui dalle mie parti ma ormai e' finito.
E Vasco Rossi e' il proprietario di quel nuovo locale in Via Emilia Levante, ma gli piace sempre farsi notare: sa che una sera e' andato la' per controllare la gestione, poi con la moto e' andato in quell'altro locale, come si chiama ? No, non 'La voglia matta', ecco si' bravo, l' 'Old Bridge', ma solo per farsi vedere, per fare il suo numero.
A me sa chi piace, Bocelli"
(ma chi l'avrebbe mai detto ?).
"Ma com'erano brave la Vanoni, e la Mina, e Modugno. Si', lo so, che la Vanoni ha fatto una tournee con Gino Paoli, ma qui a Bologna non e' mica venuta"
(non e' vero, ma col cacchio che ti contraddico).

In vista di Porta Santo Stefano la situazione si complica: benche' Babby abbia momentaneamente esaurito la sua verve oratoria e canora, ora Cirri e Solibello di Caterpillar, annunciando la pubblicita', aggiungono, con voce trionfale: "State incollati alla radio, perche' subito dopo ci collegheremo con un nostro vecchio amico: si' proprio Alex Bellini, il rematore solitario".
Mannaggia, non posso perderlo per dar retta a questo profluvio di banalita' che mi sta piovendo sulla nuca...
Su, semaforo, fai il bravo, su, dai, verde, resisti, resisti... Noooo, maledetto!

"Ma quanto dura questo semaforo, accidenti sono gia' dodici euro! ": e' lei che si lamenta, come fosse colpa mia.
E, quel che e' peggio, la protesta spezza quel legame di complicita' che avevo cercato nel darle corda, con vero e proprio autolesionismo.
Ma almeno ora se ne sta zitta.

Quando imbocco via Orfeo, la voce di Alex Bellini sta gia' ragionando sulla prossima traversata a remi del Pacifico.

"Qui va bene ? Sono quindici e dieci".
"Ma com'e' caro, io ho sempre speso intorno ai dieci"
(beh forse diecimila lire, l'ultima volta che hai preso un taxi, vecchia taccagna).

Mi paga e se ne va risentita senza salutare, chiusa nel suo cupo rancore.

 

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"Critical mass" contro i miti del Motor Show: a Bologna, piazza Carducci, domenica 9 dicembre, ore 14, rigorosamente su due ruote a pedali. Vedi qui.

 

 

'O scecc

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Quando si affronta un argomento di questo genere ci si sente inadatti, piccoli, ignoranti.
Anzi no, mi correggo: sono io, a sentirmi cosi', nel parlare delle cosiddette "monete locali": sicuramente c'e' chi potrebbe farlo con cognizione di causa teorica e tecnica, per aver approfondito l'argomento su moderni testi d'economia o per essersi interessato al fenomeno nelle sue applicazioni in giro per il mondo.
Ed ora, vengo a sapere di recente, c'e' chi addirittura potrebbe farlo, anche in Italia, con cognizione di causa pratica, per aver visto nascere, per esempio, gli Ecoroma 
nella zona Sud-Ovest della capitale, o gli SCEC a Napoli.

Ad oggi a Napoli sono in circolazione 66700 SCEC, che vengono scambiati fra 1071 iscritti al "circuito", 195 dei quali sono esercizi commericali.
E il funzionamento dell'iniziativa e' spiegato con disaramante chiarezza nel sito dell'associazione 'Masaniello':

'L'associazione distribuisce gratuitamente a tutti gli iscritti una quota di SCEC (Sconto ChE Cammina) che potrà essere spesa nei negozi convenzionati, e per pagare i servizi che gli altri associati offrono (lezioni private, baby sitting, riparazioni, lavori artigianali, ecc.).
Ad esempio, facendo una spesa di 10 euro in un negozio convenzionato che applica uno sconto del 20%, alla cassa si pagheranno 8 euro e 2 SCEC.
I vantaggi nell'utilizzo dello SCEC sono per tutti: chi spende risparmia, perche' gli SCEC non deve comprarli, ma gli vengono regalati; chi vende invece conquisterà nuovi clienti e soprattutto a sua volta potra' rispendere gli SCEC che accetta presso tutti gli altri associati, senza quindi perderci nulla!'

Qualcosa di altrettanto chiaro ci viene detto dai promotori degli 'Ecoroma' sugli scopi dell'operazione:

'- Incentivare gli scambi di beni e servizi preferenzialmente all’interno del Circuito.
- Localizzare nel territorio in cui viviamo quote crescenti della nostra vita economica (lavoro, produzione, circolazione monetaria, consumo).
- Contrastare la “fuga” del capitale monetario verso quelle realta' imprenditoriali che non ci “restituiscono” i valori economici assorbiti.
- Creare una rete di relazioni sociali in cui prevalga il rapporto umano di reciproca solidarieta'.
- Stimolare la collaborazione tra i residenti per dare impulso alla ri-crescita del benessere socio-economico del nostro territorio.
- Costruire uno strumento economico collettivo libero dal debito bancario.'

Per chi vuole approfondire l'argomento delle monete locali, ho trovato una nutritissima serie di link in una pagina del forum del gruppo Amici di Beppe Grillo di Sestri Levante.
Da parte mia sono curioso di seguire gli sviluppi degli incontri dell'omologo gruppo della mia citta' (il prossimo e' previsto per il 19 dicembre); se il progetto andra' in porto sicuramente saro' il primo tassista ad accettare pagamenti effettuati parzialmente in moneta locale.

Termino linkando le "pagine verdi" degli esercizi che partecipano al circuito locale di Roma e di Napoli.


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Messaggio personale per L.: come tutti quelli che ti vogliono bene, faccio un gran tifo per te, e mi adopero per tenere spalancata la boccuccia del lupo !

Destinazione discoteca

 

La mezzanotte del primo sabato di dicembre e' gia' scoccata da un bel po'.
Una chiamata dalla piazzetta antistante la libreria Feltrinelli, sotto le Due Torri, e' statisticamente ad alto rischio di corsa a vuoto, ma tanto sono diretto in piazza e mi costa poco accettarla, sgravando cosi' il centralino di una richiesta, e percorrendo inoltre un pezzetto di strada con il tassametro avviato.

Una breve attesa con le luci d'emergenza accese, poi eccoli, arrivano correndo, chissa' se per fretta di andare, premura di non farsi aspettare, o ansia di risparmiare qualche centesimo.
"Andiamo al Matis", mi dice il giovanotto che si siede davanti, mentre gli altri due, entrambi maschi, si accomodano dietro.

Poco dopo la partenza, verso una delle non molte discoteche aperte e situata a Casteldebole, ai lontani confini con il comune di Casalecchio di Reno, il mio vicino mi rivolge la parola:
"Difficile trovare un taxi", poi aggiunge, sconclusionatamente: "Sciopero".
Cerco io di dare un senso alla sua affermazione: "Potrebbe essere un'idea: lo sciopero dei clienti; tutta la stampa andrebbe in visibilio !".
Interviene un altro dei tre passeggeri:
"Ma siete ancora in agitazione ?".
"No, riguarda solo quelli di Roma".
Devo ripeterglielo almeno un paio di volte, e si convince solo quando viene zittito da uno degli amici.

Mi accorgo di guidare quasi ad occhi chiusi, mentre vengo irretito contro voglia nella solita polemica.
"Non so se avete notato, durante ogni rivendicazione, anche quelle piu' dannose per la cittadinanza, nei giornali radio viene data la parola ad entrambe le parti in causa. Quando scioperiamo noi, cosa che poi avviene con frequenza infinitamente piu' rara di tante altre categorie, invece no, e' una gara a criminalizzarci. Gli unici sono stati quelli di Caterpillar, su Radio2, che, a parte qualche battutina scontata di un conduttore, hanno dato spazio alle critiche e alle proposte di alcuni tassisti. Fra l'altro ha parlato uno di Roma, che con tono ammirevolmente civile ed equilibrato ha detto delle cose molto serie".

Per il momento vedo che mi ascoltano, e cerco di non perdere la parola:
"Intanto ha smentito che la zona di Piazza Venezia, o addirittura tutta la citta', sia paralizzata.
Poi ha spiegato le ragioni della rabbia dei suoi colleghi, che, come lui, hanno gia' accettato durante quest'anno l'immissione di mille nuove licenze, avvenuta in due fasi, e che l'ultima tranche prevista di duecento e' diventata improvvisamente, senza alcun accordo, per regio decreto del sindaco Veltroni, di cinquecento, in un periodo in cui le loro soste in attesa di clienti si vanno facendo preoccupantemente lunghe. Ma e' un campo dove e' facile, per il rampante segretario del nuovo Partito Democratico, accaparrarsi dei consensi, come del resto e' la sua principale occupazione attuale, a partire da quello dei cittadini romani, poi a tutta l'opinione pubblica nazionale, poi perfino a quello del suo principale avversario politico.
E per finire, il tassista romano ha aggiunto che ogni volta viene posticipato l'adeguamento delle tariffe promesso in contropartita".

"Ecco", prende la palla al balzo il mio vicino: "alla fine chi ci rimette e' sempre la gente, che deve pagare di piu' ".
"Ah si', perche' a te sembra giusto che gli aumenti del carburante, che sono un puro costo d'esercizio, debbano interamente ricadere sul nostro reddito ?"
"Fatto sta che siete fra i piu' cari d'Europa".
"Io ho letto diverse statistiche che dimostrano che non e' vero, e personalmente, pochi anni fa a Parigi, ho verificato che la' le tariffe sono del tutto paragonabili".
"No, siete cari, dappertutto in Europa si spende meno. Io abito a San Lazzaro e per andare in centro lo prendo di rado perche' costa troppo".
Non ho alcun interesse a fargli sapere che anch'io da un anno sto a San Lazzaro, mentre devo trattenermi dal dirgli che esiste anche un fornitissimo servizio di autobus, se lui proprio non ha voglia di comprarsi una bicicletta o un ciclomotore.

Poi riprendo un discorso sentito a Caterpillar: "Se tu o la tua ragazza state un'ora dal parrucchiere, spendete di piu' o di meno che a bordo di un taxi? Eppure, come professionalita', mi sembra equiparabile. E il parrucchiere non e' venuto a prendervi: ci siete andati voi consumando altro tempo, e una volta arrivati da lui aspettate il vostro turno buoni buoni senza lamentarvi".
Non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire, e addirittura uno tira fuori il discorso che sono costretti ad andare in discoteca in taxi da quando la polizia, all'uscita, si e' messa a controllare la quantita' di alcool in corpo a chi si mette al volante.

Abbondantemente depresso e amareggiato per una polemica che non avevo nessuna voglia di sostenere, una volta a destinazione sparo la mia ultima cartuccia: "Vi sembrano molti cinque euro a testa per tutta la strada che abbiamo fatto, arrivando fra l'altro cosi' rapidamente alla meta? Adesso quanto spenderete per il biglietto, e per tutti i veleni che vi faranno bere ?", evitando di aggiungere allusioni alla varieta' e quantita' di droghe che gireranno loro intorno.

"No, noi non spendiamo niente, vuoi venire con noi ?".
"No, no, grazie, ho da lavorare, ciao".

 

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Immagine tratta dal sito:
http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20071129/tts-riunione-taxi-ca02f96_5.html