La Decrescita: 14 - "Una verita' scomoda"
I titoli di coda sono quasi intercalati per sbaglio fra una fitta serie di frasi, che compaiono in sequenza, una dopo l'altra, a caratteri maiuscoli non troppo grandi, bianche su fondo nero, e che invitano ad assumere una serie di comportamenti, personali e sociali, necessari ad invertire le tendenze distruttive illustrate per tutto il film, mentre in sottofondo, ad alto volume, una voce femminile canta un coinvolgente brano ritmato e ben orchestrato.
E quando leggo "Piantate alberi, molti alberi", la semplicita' del messaggio mi arriva come una stilettata al cuore e a stento trattengo le lacrime.
Al Gore, mancato presidente degli Stati Uniti per quella famosa manciata di voti in Florida, probabilmente truccata, con cui G.W.Bush fu eletto per la prima volta, ha dedicato la sua vita alla causa dell'ambiente, perche', racconta in prima persona nel film, ha avuto la fortuna di un insegnante che gia' negli anni cinquanta aveva capito le tragiche conseguenze del rapido e costante incremento dell'Anidride Carbonica nell'atmosfera.
E dopo centinaia di conferenze ed incontri in ogni parte del mondo, ha voluto realizzare questo film.
"Una verita' scomoda" ("An inconvenient truth") ti inchioda con grafici e immagini inequivocabili, tutte commentate direttamente dall' "ex-futuro presidente", come con amara ironia si autodefinisce.
Tendenze planetarie ferme o oscillanti per migliaia, centinaia di migliaia di anni, si sono impennate di colpo, come, appunto, la quantita' di Anidride Carbonica nell'atmosfera, ma anche la temperatura media terrestre, ma anche il popolamento umano.
Ecosistemi modificati in tempi troppo brevi.
Lo scioglimento dei ghiacciai, gia' a livelli spaventosi.
E gli attuali gravi squilibri climatici, analizzati nelle cause ed effetti.
Le conseguenze fra pochi anni, senza un'inversione decisa di tendenza, sono illustrate in tutta la loro catastrofica portata: milioni di profughi da interi subcontinenti sommersi, il problema di dissetare molti miliardi di esseri viventi dopo lo scioglimento dei ghiacci.
Il rigore scientifico dei ragionamenti, e l'analiticita' dei dettagli, ti fanno pensare quanto titanici debbano essere ormai gli sforzi delle popolazioni per invertire la rotta, lasciandoti senza fiato e, purtroppo, e davvero, senza speranza.
E se anche alla fine Gore fa appello alla parte migliore dell'umanita', ricordando le pagine piu' nobili della storia moderna, se anche cita come una vittoria la recente battaglia contro "il buco nell'ozono", traspare chiaramente come il suo sia un impegno, dettato si' da ragioni morali, ma, appunto, disperato.
L'impegno di chi vorra' avere una risposta da dare, come dice alla fine, quando i nostri figli ci chiederanno: "Ma perche', quando ve ne siete accorti, non avete fatto niente?".
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Le quattro immagini finali sono tratte rispettivamente dai siti:
http://uk.movies.yahoo.com/i/An-Inconvenient-Truth/photos-2314283-1771823.html
http://www.volkskrantblog.nl/blog/173
http://willblogforfood.typepad.com/will_blog_for_food/the_environment/index.html
http://junesobel.com/blog/index.php?paged=2
La Decrescita: 13 - L'assemblea 2007 dell'Associazione
Nel 2006 si era svolta a Firenze, all'inizio di aprile. Avevo appena conosciuto la Rete per la Decrescita, e relativa Associazione, tramite il loro sito, e mi unii all'assemblea solo nel pomeriggio.
Ho il ricordo di un circolo di amabili persone, non piu' di trenta-quaranta, che dibattono nel cortile di un palazzo, in un bel pomeriggio primaverile, sugli interventi nelle politiche locali e sulle modalita' di distribuzione del loro giornalino.
Il divario fra i giganteschi temi culturali sottesi alle loro attivita' e l'esiguita' del gruppo non passava inosservato.
Me ne tornai con un paio di numeri del loro giornale, che trovai di ottimo livello, e con il libro di Mauro Bonaiuti, "Obiettivo Decrescita" (EMI editore), una ricchissima antologia di saggi sull'argomento di varie epoche e approcci disciplinari.
E' passato meno di un anno, durante il quale la mailing-list collegata al loro sito ha sfornato centinaia di missive, che svariano da utili segnalazioni a dibattiti teorici sui massimi sistemi, finche' oggi, nella mia citta', si e' svolta la nuova assemblea.
"Eppur si muove! ": il numero di presenze e' piu' che raddoppiato, e ben diversa la sensazione conclusiva.
C'e' un leader. Bonaiuti, oltre a una grande erudizione, ha un eloquio intenso, pacato, ricco di sfumature e suggestioni, e un fare semplice e accattivante: "La Decrescita", conclude nel suo breve intervento, "non e' solo un auspicio o un'intenzione, ma con tutta probabilita' e' un 'dato di fatto' del futuro, la vicina, prossima, evoluzione del modello capitalistico".
C'e' un'organizzatrice. Dalma Domeneghini da Torino: "Non crediate, anch'io attuo le 'buone pratiche', anch'io mi faccio in casa il pane e lo yogurt, ma si arriva presto a capire come, semplicemente con queste cose, si vada poco in la'...".
C'e' uno studente, pieno di iniziativa, buon senso e capacita' di condurre un dibattito. Federico Demaria: "Siamo accomunati da un'intuizione. Non portiamo risposte ma domande".
C'e' un giovane esperto di pubblicistica, Marco Deriu: "L'aspetto piu' bello di una redazione che funziona e' il senso di pensare collettivamente".
E un sacco di persone generose che si offrono di dare tempo, capacita' e intelligenza, oltre che al nuovo consiglio direttivo, ai nuovi e vecchi progetti: il rifacimento del sito internet (canale privilegiato di contatto: l'attuale conta la bellezza di settemila accessi al giorno!), i nuovi numeri della rivista, l'organizzazione di incontri formativi, il lavoro di raccordo con tutte le realta' locali che si muovono su tematiche contigue.
Uno degli intervenuti ha sottolineato come questi argomenti, fino a pochi mesi fa di nicchia, stiano conquistando le prime pagine dei principali quotidiani, citando un paio di articoli di fondo pubblicati sul "Corriere della sera" e firmati da personaggi del calibro di Sartori e Ronchey.
E anch'io, da qualche tempo, ho l'impressione del diffondersi rapido e quasi incontrollato di una nuova cultura.
Una cultura che offre molte piu' domande che risposte.
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p.s.: i link alla mailing-list e quelli per l'acquisto del libro di Bonaiuti e del giornalino sono su questo mio post precedente
UnoOttoSette - show
"Telecom Italia le ricorda appuntamento con tecnico per attivazione ALICE il 26/01 dalle 08:30 alle 09:30".
La giornata e' cominciata bene, con questa sospirata notizia ricevuta via sms.
Avevo passato nella casa nuova gia' ventitre' giorni senza linea telefonica, quando la mattina del 28 dicembre, senza preavviso, suono' il campanello. I tempi di reazione di chi viene svegliato da un sonno profondo non sono quelli di un tiratore scelto, per cui, una volta compreso di chi si trattava, e che gia' stavano andandosene via, dovetti inseguirli correndo in vestaglia giu' per le scale e lungo il cortile.
Da quel giorno ho la linea telefonica fissa. Secondo loro deve essere stata una grande concessione, perche' per quanto riguarda la segreteria telefonica centralizzata, e soprattutto l'ADSL, entrambe previste nella mia offerta, neanche l'ombra.
Navigare con le vecchie tradizionali connessioni, come da allora sto facendo, e' diventata oggigiorno un'attivita' per masochisti: i tempi di risposta ti portano all'ossessione; ma rispetto a dover prenotare continuamente postazioni pubbliche, o frequentare Internet point, e' stato gia' un bel passo avanti.
E, nei ventisette giorni da quel 28 dicembre, non ho perso le mie frequentazioni con la "reception" dei clienti Telecom, la' dove una gentile hostess registrata fa gli onori di casa, dopo di che, senza un minimo di ritegno, fa la pubblicita' ad Alice, mentre la voce di Frank Sinatra culla l'attesa di quel piccolo grande show che e' ogni volta il colloquio con l'operatore.
Benvenuti al Grande Circo 187 !!!
Ci sono "andato" nove volte, sollecitando sempre la soluzione dei miei problemi, e sempre lo spettacolo e' stato nuovo, diverso e gratuito.
Ecco alcune delle grandi attrazioni che si possono trovare:
Il muto. Mettere un "diversamente abile" con seri problemi di dizione in un "call centre" puo' avere un alto valore etico, ma indubbiamente ancor piu' alto e' l'effetto spettacolare.
L'ottimista: "Entro quarantott'ore il suo problema sara' risolto".
Il saggio. Con voce molto paternalistica: "Eeeeeh, caro signore, non bisogna mica avere fretta...".
Il tecnico: "Ma il suo apparecchio telefonico di che marca e' ?".
La premurosa: "Mi dia un recapito cellulare, chissa' quante volte gliel'hanno gia' chiesto..." (e' la prima a farlo).
Il pavido. Nel momento in cui Frank Sinatra passa la parola all'operatore, quest'ultimo, che sul suo video deve avere sicuramente un quadro sintetico del cliente in attesa, si da' alla fuga, e un profondissimo silenzio pone fine alla chiamata.
Il buongustaio: "Attenda un attimo per favore", e senza mascherare la voce: "A me un 'saporito', grazie! ".
Il pubblico applaude.
Buon appetito, Telecom Italia !!!
Immagine originale tratta dal sito:
http://www.carlosrubioescritor.com/joomla/index.php?option=com_content&task=view&id=12&Itemid=26
Incontri nella notte
Da un'ora e mezza e' cominciata la nuova settimana. L'ultimo cliente "mi ha portato" qui a San Lazzaro, vicino alla sede del mio nuovo comune. Gioco la carta di aspettare qualche minuto una nuova improbabile chiamata via radio e poi prendero' decisamente la strada di casa; in rapporto alle ore lavorate l'incasso e' stato stranamente buono, diversamente da quanto successo in questo magro mese di gennaio: dopo l'ubriacatura delle feste, la gente ha sempre poca voglia di muoversi e di spendere altri soldi.
Inganno il tempo scattando una foto per il blog.
Fra i principali miei "sovventori" della notte, ho avuto un gruppo di tre tunisini.
Via Massarenti 200. Una casetta di tre piani senza una luce e la minima traccia di vita. Ci siamo, penso, la classica chiamata-bidone, mediamente ne arriva una al giorno, a contribuire a metterti di cattivo umore, alla stregua di qualche stupido arrogante che ti taglia la strada mentre vai veloce. Qualche minuto di attesa, poi compaiono, da un bar dalla parte opposta. "Ciao. Per favore ci porti prima a Porta San Vitale, lasciamo lui, poi proseguiamo per Funo di Argelato". "Okay".
Si parte, gita medio-lunga, destinazione di poco in zona extraeurbana. La compagnia non mi sembra delle piu' gradevoli. Avverto subito il caratteristico odore acre che spesso emettono i giovani clienti magrebini, misto a puzza di alcool. E infatti quello dietro a me parla, in arabo, con una voce un po' alterata, ma deve avere la sbornia allegra, perche' ride e contagia anche gli altri. In breve arriviamo a scaricare il primo, e restano solo i due dietro.
Siamo gia' dalle parti di Piazza dell'Unita' quando quello allegro mi fa: "Scusa, ci riporti in Massarenti 200, ho dimenticato una cosa al bar". "Va bene" . Contenti loro... E dopo tutta quella strada a vuoto siamo di nuovo alla partenza. "Ecco aspettami un attimo qui per favore". Ricompare con un sacchetto bianco, che, mentre ripartiamo, apre, mostrandone il contenuto al compare. Siamo alle solite, penso, aveva dimenticato l'erba-voglio.
E dopo un po', ne offrono anche a me; ma per fortuna si tratta solo di dolcetti provenienti direttamente dalla Tunisia. Sono gentili, non dico di no. E faccio bene: e' un anello di pasta ripiena di qualcosa di agrodolce, morbido e straordinariamente buono. Seguira' altro dolcetto piu' consistente e croccante a forma di cubo, e poi il bis di entrambi.
Spuntino di mezzanotte ottimo e abbondante: viva l'amicizia fra i popoli !
Rientrato in citta', dopo un po' d'attesa al posteggio, carico un tipo italiano. "Andiamo al CAAB", il centro agroalimentare, noto anche come nuovo mercato ortofrutticolo. E' affabile, anche se un po' contrariato dal dover andare a lavorare in taxi perche' tradito dal motorino. Si instaura presto una complicita' generazionale, e ci diamo del tu, proprio come con i ben piu' giovani ragazzi tunisini. Mi racconta delle sue ferie, che gli hanno fatto rimandare a piu' riprese da agosto fino ad ora. "A settembre una mia amica aveva prenotato due posti su un traghetto per la Grecia, e alla fine ho dovuto lasciarla andar via da sola". "Non capisco perche' sono diventati tutti cosi': non si vive piu', e poi si fanno la guerra fra loro. Ne avessero qualche vantaggio; macche', solo per il gusto di farlo". "Mah", ribatto, "mi sembra che sia un fenomeno generale, come una certa disperazione: sta venendo meno la speranza nel futuro...".
Il CAAB e' una citta' nella citta', che vive solo di notte. Vi si accede da una grande barriera del tutto simile a quelle autostradali, con decine di guardiole. E si entra in un quartiere fatto di capannoni bassi, con alcune parti illuminate prospicienti le enormi zone asfaltate, piazze, slarghi, stradoni, con strani circuiti da percorrere. Qualche autocarro che gira, e un po' di movimento di persone, ma come affogato in qua e in la' nella quiete di tutto quello spazio fiocamente illuminato dall'alto.
Dopo aver salutato il cliente amareggiato, una volta alla barriera inserisco il "pass" provvisorio che mi hanno dato all'entrata, e sono di nuovo fuori da quello strano e suggestivo mondo.
Mi aspetta una sorpresa.
Chiamata via radio. Arrivo a destinazione proprio mentre una giovane sta uscendo dal portone e salutando la sua amica.
"Buonasera". "Buonasera. Dovrei andare in via ...". Statisticamente succede pochissime volte all'anno, ed ogni volta ho un piccolo tuffo al cuore, nel sentire nominare la via di quello che per piu' di trent'anni e' stato il mio indirizzo. Questa volta pero' la giovane completa l'opera: "al numero 4". Sbigottito non faccio in tempo a dire "Ci ho abitato fino a un mese fa!" che, tramite lo specchietto, ci riconosciamo, con allegra sorpresa. E' la figlia maggiore dei miei vecchi dirimpettai. Ci facciamo festa e mentre percorro la strada per tornare a casa-non-piu'-mia, le chiedo della sua vita e dei suoi.
Ormai e' una giovane donna molto gradevole, e lontano il ricordo di quella ragazzona poco aggraziata. Tutta la famiglia aveva per me una particolare venerazione, come gia' accennai alcuni post or sono; e anche nel suo sguardo, in qualche non remota occasione, mi era sembrato di leggere qualcosa di segreto. Chissa'...
Tutto tace.
Avvio il motore per rincasare, questa volta sul serio, e mentro ripenso a questi episodi della serata mi ripeto che ho scelto il mestiere piu' bello del mondo.
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Sara' sabato prossimo 27 gennaio, e non domenica 28 come erroneamente avevo scritto, l'assemblea dell'Associazione nazionale per la Decrescita. Si svolgera' a Bologna, dalle ore 11, in via Guerrazzi 14, presso il Centro Poggeschi. Maggiori informazioni sul sito http://www.decrescita.it/ . E per rimbalzare ancora una volta "dal sociale all'intimistico" ...aggiungo che la sede dista non piu' di trenta metri dalla mia vecchia abitazione !
Fra la Via Emilia e il Nord-Est
...gli occhi guardavano voi
ma sognavan gli eroi, le armi e la biglia:
correva la fantasia
verso la prateria
fra la Via Emilia e il West...
Questi versi della "Piccola citta' " di Francesco Guccini, bellissima canzone anche se dedicata con vero e proprio astio a Modena, dove il cantautore passo' l'infanzia, hanno gia' circa trentacinque anni.
Li ho parafrasati nel titolo di questo post per parlare di una zona industriale, denominata "Cicogna", che ho attraversato giovedi', dirigendomi a piedi da casa proprio verso la via Emilia, nel terzo ed ultimo giorno di vacanza forzata con l'auto in officina.
Erano le quattro del pomeriggio di una giornata desolantemente grigia e fosca, e quel quartiere dava un certo senso di abbandono, per le rare presenze umane.
Ci sono tornato ieri, venerdi', all'una del pomeriggio, per uno dei miei piccoli "reportage" fotografici, e le cose erano un bel po' diverse, sia per la giornata nitida, grazie a una brezza piuttosto rara da queste parti, sia per il calore del sole, in un anomalo anticipo di primavera, e sia per l'orario di pausa-pranzo, che rendeva decisamente piu' animati quei larghi viali, anche se, in foto, ho evitato di riprendere gruppi di persone e auto di passaggio.
Avvicindandomi di buon passo, i primi capannoni industriali, da lontano orizzonte si fanno via via piu' tangibili.
Ed eccomi nel cuore della "Cicogna". Se devo essere sincero, quasi non sapevo che esistesse. Nei miei quasi tre anni di tragitti con il taxi, se ci sono venuto una volta e' molto.
E questo perche' non e' una zona estesa, e soprattutto perche' non accoglie filiali di grandi marchi, ma solo piccole imprese artigianali, o magazzini, o altre attivita' comunque non molto frequentate da quei "colletti bianchi" che verso sera si servono del taxi per andare in stazione o in aeroporto. Beh, in fondo anche questo e' Nord-Est, il modello "piccolo e' bello" che nell'ultimo ventennio del secolo scorso ha fatto scuola nel mondo, prima di andare decisamente in affanno contro lo strapotere delle multinazionali.
"Nuovo Fustellificio emiliano"; "BTCESAB": sicuramente non fanno pubblicita' su Rete4.
L'edilizia rurale non si e' lasciata sconfiggere del tutto e il contrasto e' forte.
Senza nulla togliere al fascino, magari talora un po' sinistro, meglio se stemperato da un po' di verde e di spazio, di certe architetture industriali, tuttavia le vecchie cascine ristrutturate, di fascino, ne hanno parecchio di piu'. Ed e' confortante notare come, anche oltre la zona industriale, sono poche quelle in stato di abbandono.
Infine una "zoomata" sulla precedente immagine del magazzino "BTCESAB".
Non ditelo a nessuno, ma, che ci posso fare, anche se i rami degli alberi sono spogli, a me quelle bandiere, contro un cielo luminoso come questo, ricordano tanto le pensioni, e le spiagge, di Rimini e Cesenatico...
5 COSE.
Partecipo volentieri al gioco: in fondo e' stato indetto dai nostri "padroni di casa" e ...sarebbe scorretto dire di no; in secondo luogo perche' non mi va di sembrare arroccato aristocraticamente in una torre d'avorio; infine, mi sembra giusto stemperare i toni un po' apocalittici del mio ultimo post.
Ma, ovviamente, lo faccio a modo mio, e mi dilunghero' un po' su ciaschecinque le cose che i miei lettori non sanno di me.
Che sono TUTTE mancanze!
Prima mancanza: le letterine.
Chi ha avuto la curiosita' e la pazienza di leggere la copertina del mio blog si sara' imbattuto nel quesito se ho qualche disturbo di crescita. La cosa si manifesta anche nella dizione: infatti mi e' rimasta una "erre" moscia un po' francese, e una "zeta" un po' bolognese (ce l'ha anche il mio piu' illustre concittadino Luca Carboni), pronunciata con la lingua in mezzo ai denti.
Se da una parte ho il vantaggio di non fare alcuno sforzo a pronunciare il suono "th" in inglese, e' anche vero che andrei molto volentieri in quella trasmissione TV a comprarmi le "letterine" mancanti (e non parlo delle vallette).
Seconda mancanza: le pinne.
Ebbene si', lo confesso, non so nuotare, se per nuotare si intende qualcosa di diverso dallo stare a galla e riuscire a fare un massimo di tre bracciate a dorso prima di "perdere l'assetto".
Un po' di buona volonta' ce la misi, due anni fa: mi iscrissi ad un corso di gruppo per adulti. Esperienza da dimenticare, per i litri di acqua bevuti, per gli "incontri di primo tipo" della mia testa contro il bordo della piscina e contro i galleggianti delle corsie, e infine per la magra figura di usare la tavoletta, fare il movimento delle gambe giuste e... vedermi andare a marcia indietro!
Ho concluso di essere fatto in modo strano.
Terza mancanza: la collaboratrice familiare ("colf").
Beh, di questo credo di poter essere orgoglioso. Ho sempre cercato di cavarmela da solo nella quotidiana lotta contro i gatti della polvere, contro lo svuotarsi del frigo e l'accumularsi della biancheria da lavare, e (solo lo stretto necessario...) da stirare.
Pensavo, nella casa nuova, di rivolgermi con curiosita' alla "Banca del tempo" per barattare qualche ora di pulizie per qualche trasporto gratuito, ma poi ha prevalso l'idea di fare da solo, seguendo gli illuminati insegnamenti di Maurizio Pallante. Nella sua "Decrescita felice" (Editori Riuniti) insegna a rinunciare a lavorare come un matto per avere i soldi per comprare i servizi indispensabili per chi deve lavorare come un matto...
Quarta mancanza: la bicicletta.
Mi piace camminare, e finche' stavo in centro tutto era a portata di mano. Ma la famosa "signora che ci vede benissimo", meno di un mese e mezzo dopo il trasloco, ha colpito il mio taxi nonche' unico mezzo di trasporto. Il famoso freddo ai piedi mentre guidavo, raccontato qualche post addietro, era il sintomo di una malattia risolvibile solo con il trapianto di un manicotto, ovviamente da ordinare alla Opel. Morale: tre giorni di fermo macchina.
Ed ecco, oggi verso sera, l'indomito camminatore affrontare a piedi i quattro chilometri di strada provinciale, non servita da mezzi pubblici e neanche illuminata, per raggiungere il primo centro commerciale. Al ritorno era anche calata la nebbia: meno male che la confezione di carta igienica acquistata all'Ipercoop rifletteva molto bene la luce dei fari delle auto che sfrecciavano.
Quinta mancanza: il ritegno.
Chiarisco subito, credo di essere una persona molto rispettosa. Ma voglio raccontare qualche goliardata fatta un anno o due fa.
Ogni notte, intorno alle due, mezz'ora piu' mezz'ora meno, facevo a piedi il breve percorso dal garage a casa, dieci minuti scarsi.
E spesso, armato di pennarello nero e col favore della solitudine notturna, ho colpito.
Uno dei miei bersagli piu' comuni erano gli annunci volanti di padroni di casa che affittano a caro prezzo posti letto a studenti. E, per fare un esempio, "Affittasi posto letto a ragazza" poteva diventare "Affittasi posto letto a ragazza di facili costumi". Ovviamente l'effetto era migliore quando l'originale era a sua volta scritto a mano.
I massimi risultati, tuttavia, li ho avuti con gli annunci di corsi esoterici-new age-mangiasoldi.
Gli incontri dal titolo "L'arte di conoscersi dentro" furono modificati anteponendo la frase "Autoesplorazione rettale:", oppure "Esplorazione anale di coppia:". Fatto sta che dopo un paio di mesi ricomparvero con un titolo diverso!
Come pure a "La consapevolezza di essere"... aggiunsi in fondo semplicemente la parola "...stronzo".
Un passo falso tuttavia lo feci modificando l'annuncio di un imbianchino-muratore-tuttofare.
Non mi ricordo che cosa scrissi, ma ricordo bene lo spavento, una notte d'estate, quando fui svegliato da urla minacciose provenienti dalla strada...
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Ed ora le mie cinque "nomination":
Electra
Equoblog
Joia
Kanzy
Raffaella
La Decrescita: 12 - La fine del mondo
Venerdi' scorso alle 18 avevo come sempre l'autoradio sintonizzata su Radio2, per il quotidiano appuntamento con Caterpillar. E con grande piacere ho ascoltato, a inizio trasmissione, il collegamento telefonico con il meteorologo Luca Mercalli.
Penso che sia un viso abbastanza noto, soprattutto a chi capita di seguire una delle poche belle trasmissioni della tv, cioe' "Che tempo che fa" di Fabio Fazio.
Mercalli non avra' l'autorevolezza di altri scienziati piu' blasonati e famosi, ma pur sempre si esprime a buon diritto come rappresentante della comunita' scientifica.
E come tale sta spendendo la sua immagine e il suo impegno per la diffusione di una cultura della decrescita, o, per dirla piu' semplicemente, per aprire piu' occhi possibili e toccare piu' coscienze possibili sulla criticita' sempre piu' drammatica della situazione ambientale del nostro pianeta.
L'occasione per intervistarlo, questo inverno che sta collezionando primati con le sue temperature primaverili, era ghiotta, e i conduttori Cirri e Solibello non se la sono fatta scappare.
In effetti i fenomeni di un clima che sembra impazzito colpiscono molto di piu' di mille discorsi e mille allarmi decisamente meno dipendenti dalla casualita' rispetto ai capricci del tempo, e per questo ancora piu' attendibili, ma teorici, e, per milioni di persone superficiali, ormai smentiti da un passare degli anni che finora non ha mantenuto le promesse dei piu' catastrofisti.
Cosi', di colpo, le tematiche ambientalistiche conquistano le prime pagine dei giornali e i discorsi di chi prende il taxi.
Non ho potuto riascoltare l'intervista, perche' fino a questo momento il "podcast", cioe' la versione scaricabile dell'ultima puntata, non era presente sul sito della trasmissione, ma il succo me lo ricordo, da poterlo citare a memoria.
Nel giro di poche domande si e' arrivati a una questione che forse ci riguarda un poco:
"Ma allora, Mercalli, davvero di questo passo ci stiamo avviando alla fine del pianeta?"
"Alla fine del pianeta no", risponde con ironia, "almeno per qualche milione di anni, ma dell'umanita' si' ".
"Ma, a parte le battute, ci dica, qual e' la vera sensazione che si respira nella comunita' scientifica: a fronte dell'evidente allarme ambientale, prevale lo sconforto o la speranza di fare in tempo a correggere le attuali tendenze? "
"Direi che, facendo una media fra le varie posizioni, si avverte come i prossimi due anni siano decisivi per imprimere o meno, alle tendenze in atto, la necessaria svolta per la salvaguardia della nostra specie, e prima del si salvi chi puo' ".
E aggiunge ricordando "i passeggeri del Titanic, che non volevano saperne di scappare sulle scialuppe, avendo comprato a cosi' caro prezzo un biglietto che li faceva sentire garantiti contro qualsiasi pericolo".
Riflettere, Franz, riflettere, mi dico a fine trasmissione. Ho ascoltato poco fa, alla radio nazionale, un esponente del mondo scientifico dire che entro due anni si decidera' la salvaguardia dell'uomo o la fine della specie. Riflettere, non stai sognando.
E mi viene il magone, e un groppo alla gola.
Non puo' essere. Certo, nel mondo in tanti la morte l'hanno gia' trovata, in tanti il dolore e l'agonia la sperimentano quotidianamente, e tutto per la stessa avidita' che rischia di far chiudere in tempi brevi il sipario sull'intera scena del mondo. Ma non puo' essere che tutte le cose belle che danno senso alla nostra povera vita non debbano piu' perpetuarsi...
Al giornale radio danno la sintesi dell'incontro delle forze del governo di centro-sinistra a Caserta. E Prodi dice che il primo imperativo per l'Italia e' la crescita.
Mi sembrano gli skipper di una regata, che studiano come non rimanere indietro nella competizione con la loro barca, e non si accorgono che sta arrivando il maremoto.
D'altra parte, una classe dirigente di settantenni forse non e' la piu' adatta ad accorgersi che i modelli degli ultimi decenni non servono piu' a niente.
Diversamente da un loro coetaneo in Vaticano, che diventato ragazzo in mezzo ai campi, conserva il senso della terra e sembra aver capito la drammaticita' dei problemi mondiali riservati al suo pontificato. Ho appena letto un post della mia amica Renata (se me ne dara' il permesso lo linkero') che si scaglia contro le prese di posizione in materia di coppie di fatto, e in buona parte lo condivido. Ma, per contraltare, devo dire che grande e' stata la mia sorpresa nel leggere la lettera scritta in prima persona dal papa a Beppe Grillo in tema di energie rinnovabili (linkata qui).
Veramente nutrita e particolare la squadra che sale sul taxi immediatamente dopo: una coppia giovane, con tre bimbi piccoli e la baby sitter.
Una rappresentante dei tre piccoli, in particolare, si mostra gioiosamente espressiva e chiacchierona.
Da dietro si allunga e sussurra al papa', seduto davanti vicino a me: "E' gentile questo taxi. Si', la canto la canzone, ma devi sentirla solo tu".
E a squarciagola intona non so quale motivetto su Cenerentola.

Immagine iniziale tratta dal sito:
http://www.wideview.it/travel/Ellesmere_2004/it_campo7.htm
Immagine di Luca Mercalli tratta dal sito:
http://www.chetempochefa.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,303%5E6619,00.html
Immagine finale tratta dal sito:
http://www.ambientandoci.it/pagine/AMBIEN_785.asp
I blog
E' ormai da anni che seguo quotidianamente quello di Beppe Grillo, fonte inesauribile di informazioni, riflessioni sulla realta', e talvolta di mobilitazione.
Fino all'estate scorsa mi tenevo un po' alla larga dagli "altri" blog, che conoscevo come strumento di comunicazione e di sfogo molto diffuso fra gli adolescenti.
Poi, quasi per gioco, grazie anche alla facilita' dell'operazione, ho dato vita al mio, entrando anch'io cosi' in questo mondo pieno di voci diverse e intrecciate fra loro, e la cui diffusione mondiale, almeno nei paesi "ricchi", credo abbia assunto dimensioni smisurate, una valanga irrefrenabile sotto l'aspetto di rete di pubblicazioni di post e commenti.
Fra tante amarezze e inquietudini che ci riserva il nostro presente, e' proprio una bella consolazione, sia, oggettivamente, come fenomeno espressivo di massa sia, soggettivamente, per chi come me sperimenta l'emozione di condividere il proprio mondo con un pubblico crescente di lettori, e di riceverne quotidianamente qualche commento.
La stampa e' sempre piu' asservita ai poteri forti? I blog diffondono informazione libera.
La televisione mortifica l'arte? I blog sono un'immensa palestra di espressione artistica alla portata di tutti, per pubblicare e condividere sia citazioni sia proprie sperimentazioni.
I modelli di vita ci portano all'isolamento? I blog permettono con straordinaria facilita' nuovi contatti umani e amicizie a volonta', fino a giungere, azzardo, a possibili percorsi di emancipazione personale da interiori situazioni spinose.
La politica e' diventata un gioco fra pochi potenti lontani dai problemi della gente? I blog permettono aggregazione intorno ad idee ed iniziative.
Credo che sia per la somma di queste ragioni, che dall'ormai lontano 30 luglio dell'anno scorso in cui scrissi il primo post, il mio blog, e i contatti con un numero sempre crescente di "blog amici", sono andati conquistando un territorio vasto, esteso, importante, prediletto e ormai irrinunciabile nella mia vita quotidiana.
Anche se gia' le proporzioni mondiali del fenomeno in questione sono impressionanti e difficilmente quantificabili, penso tuttavia che le potenzialita' di ulteriore crescita siano ancora forti.
Il limite piu' evidente, ad oggi, credo che sia dato dalla ancora scarsa cultura informatica di base della maggioranza della gente, quella capacita' di collegarsi ad Internet senza difficolta' o timori reverenziali. E parlo di un Paese come il nostro in cui l'acquisto del computer e' alla portata di quasi tutti.
E cosi' finisce per prevalere l'aspetto piu' di "cerchia ristretta" fra i frequentatori abituali, solitamente blogger a loro volta, e il piu' delle volte presenti sulla stessa "piattaforma" (nel mio caso, "Leonardo"), quasi una grande "chat room" di partecipanti abituali e conosciuti, che conversano con ritmi a volte molto vicini a quello istantaneo, come appunto avviene nelle "chat".
E spesso succede che chi inserisce un commento su un blog "amico" faccia riferimento ad un commento a sua volta ricevuto nel proprio blog, rendendo il proprio intervento incomprensibile agli altri lettori.
Niente di grave, pero' l'universo dei blog ha una potenzialita' di raggiungere un pubblico molto piu' eterogeneo, potenzialita' che meriterebbe maggior fortuna, e che probabilmente si realizzera' gradualmente col tempo, con la maggior diffusione di quella cultura informatica di base, legata anche alla crescita delle nuove generazioni.
Strada privata
Ieri il cielo era particolarmente brumoso, niente di piu' adatto al primo giorno dopo le festivita' di fine anno.
Smaltite le ultime tracce del "Raffreddore di Capodanno", finalmente mi sono concesso un'ora di corsa, lungo una strada privata sulla sponda destra del fiume Idice, fra i comuni di San Lazzaro e Castenaso, indicatami recentemente dal mio vecchio amico Andrea, che in questo modo mi ha fatto il regalo di Natale piu' gradito.
In breve tempo gli ingombranti rumori e presenze del tessuto cittadino, ancorche' periferico, lasciano il posto a una quiete pensosa, diffusa, alta, spaziosa, quasi sospesa in questa strana stagione invernale, tenue nelle temperature ma pur sempre spoglia nel letargo della natura.
Ci sono tornato oggi, per documentare quei posti con la macchina fotografica.
Bastano pochi minuti a piedi da casa mia per raggiungere l'Idice, e uscire dalla minuscola frazione di Borgatella. Passandoci sopra sembra quasi un fiume importante.
Il cartello "Strada privata" e' un ostacolo troppo timido per non lasciar passare un pedone armato solo di macchinetta fotografica.
Ed eccomi nei posti che, lo so, diventeranno i miei posti. Sostituendo i vecchi parchi pubblici dove andavo a correre prima di traslocare, avro' qui un contatto con una natura ancor piu' estesa e amica, che mi indichera', con le sue trasformazioni, l'avvicendarsi delle stagioni, e delle mie stagioni.
L'incanto di alberi solitari. Sono scheletrici, ma, chissa' perche', evocano pensieri austeri ma non di morte. E qualcuno nasconde nei suoi rami la sorpresa di tracce vive di colore.
Una cascina ristrutturata con il suo campo di terra arata. Sembra aperta campagna, eppure in automobile, da qui, puoi metterci meno di mezz'ora per arrivare in centro citta'. Beati loro, e che il piano regolatore li protegga!
Ed infine uno sguardo alle foglie morte, alcune ancora attaccate ai rami, altre cadute sul terreno, dove luccicano per l'umidita' raccolta.
Tutti i pensieri trovano qui il loro spazio, la loro vita.
Mentre torno a casa riappaiono all'orizzonte gli autotreni che passano docili sull'autostrada.
E l'attivita' umana con i suoi rumori, con i suoi stridori, pian piano torna ad imporsi.
Non siamo mica gli Americani !
Ho freddo ai piedi.
L'elettrauto sostiene che il riscaldamento tende a deteriorarsi di pari passo con l'incrostarsi del radiatore. Sia quel che sia, la voglia di dedicare delle ore a farmi risolvere il problema e' prossima allo zero, ma temo che poi i miei piedi proclamino lo stato di agitazione e si rifiutino di spingere frizione e acceleratore.
Neanche a farlo apposta l'ultima cliente, una ragazza carina che ha parlato tutto il tempo al telefonino con il suo bell'accento sardo, mi ha saturato l'aria col suo profumo, e cosi', per togliere il particolare "effetto serra" di coltivazioni di mughetto, mi e' poi toccato correre col finestrino spalancato.
Anche se continuo a ritenerlo sotto tanti aspetti privilegiato, forse quello del tassista non e' un mestiere per tutti.
Oltre a questa ed altre piacevolezze climatiche, le sollecitazioni di un traffico sistematicamente caotico, complicato da abitudini di indisciplina piuttosto generalizzate e ben poco represse da vigili e polizia stradale, costringono ad un'attenzione e un autocontrollo estremamente alti.
Dicono che sia un buon allenamento cerebrale, e in effetti mi capita a volte di notare, nello sguardo di colleghi vicini alla pensione, una vivacita' e una forza non comuni a quell'eta'. Ma per arrivarci sani bisogna avere delle compensazioni: attivita' sportive o spiccate doti caratteriali.
Molte cose vengono dette, e soprattutto scritte, del tutto a sproposito sulla nostra categoria; non sono qui a farne la difesa d'ufficio, anche perche' c'e' gia' chi l'ha fatta molto bene (vedi sito del sindacato tassisti UNICA di Bologna).
Una cosa comunque e' certa: rispetto ai nostri colleghi newyorkesi siamo davvero dei privilegiati. Qui ognuno e' proprietario di auto e licenza e, se applicazione e raziocinio non mancano, gli incassi, sia pur con frequenza discontinua, riescono a garantire un discreto tenor di vita.
Biju Mathew, docente di "Economia ed effetti della globalizzazione" alla Rider University del New Jersey, ha scritto il libro documento "Taxi! - driver in rivolta a New York" (Feltrinelli).
Dove racconta la durissima vita dei tassisti, quasi tutti di origine asiatica, impegnati alla guida la', dalle parti di Manhattan e del ponte di Brooklin. La quasi totalita' deve sborsare ogni giorno un centinaio di dollari per affittare la vettura, e dunque puo' cominciare a intascare qualcosa per se', se tutto va bene, solo dopo molte ore di lavoro. Molti poi sono vittime di ogni genere di soprusi da parte dei "brokers", intermediari senza scrupoli. E la cosa piu' impressionante e' che l'utente medio non ha la minima percezione di condizioni cosi' disumane e pensa anzi che guadagnino molto bene.
Tornando in Italia, la conflittualita' scatenata la scorsa estate dal famigerato, improvviso e non concertato "decreto Bersani" ha ottenuto la revoca della norma sul "cumulo delle licenze".
Meno male: si sarebbe pericolosamente aperta la strada a quei modelli organizzativi ed economici di vero e proprio moderno schiavismo.
La Decrescita: 11 - Segnalazioni
Fanno il contrario di tre loro simili piu' famose e citate: loro Sentono - Vedono - Parlano.
Sono le tre scimmiette del felicissimo logo di un nuovo sito molto interessante, che ha come argomento e obiettivo un approccio consapevole ed etico alla realta' e alla nostra vita.
Si chiama www.consapevolmente.org .
Fra le sezioni del sito, da segnalare quella delle "news" e quella dei "forum", ad oggi articolati su otto tematiche scelte con molta intelligenza (l'ottava e' la piu' attinente al tema della Decrescita).
L'ultima domenica di gennaio, con inizio alle 11, si svolgera' a Bologna, in luogo da destinarsi, l'assemblea dell'Associazione nazionale per la Decrescita, aperta anche a simpatizzanti e curiosi. L'ordine del giorno e' presentato in questa mail. Ho gia' dato la mia adesione e sarebbe molto bello, in quella occasione, conoscere di persona lettori di questo blog sensibili all'argomento.
Ed ora un paio di citazioni e link, sempre dalla "mailing list Decrescita" .
Ho apprezzato molto un intervento del partecipante Thomas Schmid, che racconta di aver letto un intervento del Club Alpino Italiano, che ne tradisce l'anima "economicista" (per non usare il piu' pesante termine "affarista"). Schmid ribatte con una mail, inviata appunto al CAI, all'entusiamo per l'aumento del PIL ottenuto recentemente dalle regioni montane, con queste parole:
"Come voi ben sapete, il PIL cresce usando il fuoristrada e la motoslitta, decresce andando in bicicletta o con le ciaspole. Cresce
usando funivie, decresce camminando sui sentieri. Cresce costruendo enormi infrastrutture turistiche in cemento armato, decresce ampliando le aree protette o ristrutturando alpeggi. Cresce portando industrie e allevamenti intensivi nelle aree montane, decresce con gli agriturismi che coltivano le proprie terre. Cresce con la corsa al riarmo bellico.... l'elenco sarebbe lungo!"
L'intero testo e' consultabile qui.
Il Dalai Lama "è la massima autorità temporale del Tibet, nonché la massima autorità spirituale della scuola Gelug del Buddhismo Tibetano. Presiede inoltre il governo tibetano in esilio." (da Wikipedia).
L'attuale Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nonostante le numerose onorificenze ricevute, fra cui il Premio Nobel per la pace nel 1989, conserva nei tratti e nelle espressioni una semplicita' disarmante.
Trascrivo, dalla mail firmata Andrealadino, le sue parole per la fine d'anno:
"L'occidente deve prepararsi ad un regime di maggiore poverta'. In un periodo di tempo di vent'anni, l'India e la Cina saranno molto ricche, il loro tenore di vita cambiera' e, come gia' e' successo per l'occidente, tutti vorranno la macchina e tante altre cose. Il pianeta non ha risorse sufficienti per tutti, e di conseguenza l'occidente diventera' sempre piu' povero. Per cui e' tempo che inizi a regolarsi".
Immagine del Dalai Lama tratta dal sito:
http://it.wikipedia.org/wiki/Tenzin_Gyatso
La lepre e la tartaruga
Da quasi dieci anni, circa trecento persone anticonformiste (secondo i piu', un po' suonate) si trovano nei pressi dello stadio, alle nove di mattina, per cominciare l'anno nuovo con una bella sudata, su per le rampe di San Luca fino alla basilica.
Una piccola zona di una citta'-fantasma, ancora tramortita dalla lunga e sfrenata notte di confusione, viene improvvisamente vivificata da questo incredibile gruppo di podisti coraggiosi.
A margine della manifestazione c'e' sempre una raccolta fondi per qualche scopo benefico. E non manca mai RAI3, che la sera manda in onda alcune immagini sul TG regionale.
Quel che piu' conta, tuttavia, non mancano, all'arrivo, bevande calde, panettone, brindisi festosi e tanta allegria di quella vera. Come nell'incrociare altri podisti che magari scelgono delle varianti al percorso; gli auguri sorgono spontanei vivaci e gioiosi, verso chi non conosci ma senti animato dal tuo stesso spirito.
E si torna a casa pieni di benessere fisico e di serenita'.
Per me, fin dalle prime edizioni, e' stato ed e' un appuntamento sacro. Davvero non conosco modo migliore per cominciare l'anno, e sacrifico volentieri viaggi, gite e veglioni di Capodanno (che peraltro proprio non amo), pur di essere pronto e scattante al via.
Due sole volte sono stato bloccato da qualche malanno. E la seconda, ahime', e' stata proprio oggi. A distanza di tre mesi e mezzo dall'ultimo raffreddore (qualcuno forse si ricordera' il mio post sulle terapie sintomatiche), proprio ieri me ne e' scoppiato un altro. Durano due-tre giorni ma hanno la forza devastante di un ciclone.
Avevo puntato lo stesso la sveglia, e preparato la macchina fotografica per fare un breve reportage. Ma il buon senso mi ha fatto restare a letto: mi sono interrogato decine di volte, e ogni volta ottenevo dal profondo la stessa risposta: meglio il tepore delle coperte al gelo della mattina.
Traendo degli auspici, mi veniva da pensare: ecco, sara' un anno di rinunce. Finche' la favola di Esopo e' venuta in mio aiuto. Sara' un anno di saggezza, mi sono detto, e anziche' a correre selvaggiamente come una lepre imparero' finalmente a viaggiare a velocita'-tartaruga, come tanti saggi insegnano.
Puo' essere un augurio originale: imparare ad apprezzare fino all'ultimo dettaglio, all'ultima sfumatura, tutto cio' che la vita ci proporra' in questo anno neonato.
E allora, a tutti i frequentatori del mio blog, quelle e quelli che mi confortano con i loro commenti, ma anche a tutti quelli che si limitano a leggere, regolarmente o saltuariamente, le mie pagine, auguro di cuore un 2007 da tartarughe !!!
L'immagine iniziale e' tratta dal sito:
http://cgi.ebay.it/JACOB-CATS-1577-1660-LA-TARTARUGA-E-LA-LEPRE-DISSIDET_W0QQitemZ7403740500QQcategoryZ109655QQcmdZViewItem
L' immagine finale e' tratta dal sito:
http://www.cepolina.com/freephoto/vf/fireworks02-fireworks.htm


